MODAONLINE - Ripresa sì, ma a doppia velocità per il settore della pelletteria nel 2010 che porta a definire un nuovo assetto dell'intero settore diviso in maniera sempre più netta tra le aziende del lusso, del lusso accessibile e dell'universo del contoterzismo che ad esso fa riferimento e quello delle attività produttive che approdano sul mercato senza brand che spesso corrispondono a realtà che non hanno messo in atto un assolutamente necessario processo di upgrading e riposizionamento aziendale che richiede investimenti in ricerca e prodotto capaci di fornire una forza competitiva che consente di far fronte, attraverso la realizzazione di prodotti capaci di andare incontro alle fluttuanti richieste del mercato, alla crescente concorrenza internazionale. Un quadro che mette in netta evidenza risultati dicotomici tra chi ha saputo sfruttare al meglio nel corso dello scorso anno la rinnovata vitalità dei mercati esteri e chi ha, invece, subito al ancora difficile ripresa dei consumi focalizzata, soprattutto, sul mercato interno. Fatta questa premessa i risultati 2010 mettono in evidenza, dopo le pesanti cadute dei livelli produttivi registrati nel 2009, una decisa inversione di tendenza che, però, sono ancora insufficienti per recuperare i livelli pre-crisi. A godere maggiormente della ripresa sono state le aziende del distretto toscano soprattutto grazie al forte flusso di contoterzismo che fa leva su nuovi impulsi generati dai brand del lusso, mentre pare più rallentata negli altri distretti produttivi (Marche, vicentino, modenese e napoletano) ove la crisi non sembra ancora risolta. Per quanto concerne i dati relativi alla produzione, grazie ad una buona accelerazione spinta dalla crescita delle esportazioni, il valore è cresciuto del 16,9% rispetto ai dati del 2009 attestandosi a quota 3.700 milioni di euro. Le aziende campione prese in considerazione forniscono trend confortanti con un'occupazione stabile o in crescita per il 75% degli intervistati e con previsioni positive per l'anno in corso per l'80% di esse. Per quanto concerne gli ordinativi sono cresciuti per il 35% degli intervistati, rimasti stabili per il 43,3% di essi ed in contrazione solo per il 21,7%. Le previsioni parlano di una ripresa con una netta prevalenza alla stabilità e all'aumento del fatturato. Il tutto nonostante un andamento dei consumi interni che mostrano ancora sintomi di debolezza che si sono sentiti soprattutto nel secondo semestre dell'anno. Le famiglie italiane hanno acquistato prodotti di pelletteria per oltre 1,7 miliardi di euro con una flessione quantitativa dell'1,6% superiore a quella registrata nel corso della crisi del 2009. Un calo delle vendite registrato in tutti i segmenti produttivi escluso quello delle cartelle e degli articoli da lavoro. Il segmento borse, che vale il 48% in volume del fatturato del mercato e che subisce più di altri comparti il fenomeno dell'ambulantato illegale e della vendita di articoli contraffatti che tolgono importanti quote di mercato, hanno subito una contrazione dell'1,6%. Altro ritmo ha segnato, invece, le esportazioni che nell'arco del 2010 hanno raggiunto un fatturato che ha sfiorato i 3 miliardi di euro (+19,5% in valore e +18,4% in volume) con 30 milioni di borse vendute sui mercati internazionali d un prezzo medio di 75,8 euro, avvicinandosi ai livelli pre-crisi del 2008. Le borse da donna hanno messo a seno un incremento del 20% per un fatturato di 1,8 miliardi; la piccola pelletteria è cresciuta del 24,9% e gli articoli da viaggio del 21,6%. La ripresa dei mercati esteri riguarda tutti i principali paesi di destinazione con Giappone (+7,7%), Stati Uniti (+26,7%), Germania (+16,8%), Spagna (+5,3%) , Regno Unito (+7,0%), Russia (+12,6%) e Hong Kong (+37,3%). Escludendo la Francia con cui viene generato un intercambio rivolto al contoterzismo, specie toscano, nel segmento di lusso, la Germania conferma il suo ruolo di primo mercato di sbocco in volume per la pelletteria italiana. La Russia, ove il segmento di luxury goods copre il 15% del mercato degli accessori/abbigliamento, trainando il buon risultato dell'anno sia a livello di fatturato cresciuto del 12,6% per un valore di 87 milioni di euro, sia in termini di volumi, in incremento del 14%. Segnali positivi giungono anche dagli Stati Uniti ove il fatturato complessivo della pelletteria ha raggiunto i 239 milioni di euro per una crescita in volume superiore al 10%. Più contenuta, anche se comunque positiva, la variazione registrata in Giappone, ove il volume delle vendite è aumentato del 4,3% con un fatturato di oltre 255 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, le importazioni negli 11 mesi considerati hanno messo a segno un incremento in valore del 17,6% toccando quota 1.630 milioni di euro, L'aumento in volume, con una quota preponderante di prodotti in sintetico, che rappresentano oltre il 92% del totale delle importazioni in quantità, e poco meno del 70% del fatturato complessivo, è stato del 6,4%. All'interno del dato relativo alle importazioni è compreso anche l'outsourcing estero, parte cioè della produzione nazionale realizzata totalmente o parzialmente all'estero e in larga parte reimportata per essere successivamente riesportata, che dovrebbe essere aumentato del 18,3%. Le importazioni considerate "pure" cioè non risultanti del decentramento produttivo, sono riconducibili prevalentemente alla grande distribuzione, alle grandi catene di abbigliamento e accessori, a grossisti importatori e al canale promozionale per un valore di circa 830 milioni di euro, in crescita del 4,8% e legata allo sviluppo del business nella GD e GDO e nelle grandi catene di abbigliamento sia italiane sia estere. Analizzando il flusso dell'import riferito alle borse da donna, emerge un valore di
oltre 793 milioni di euro, con un incremento del 14%. Il volume importato di questi prodotti è stato pari a 154.755.000 pezzi, con un aumento sul 2009 del 23,7% e un prezzo medio di poco superiore a 5 euro al pezzo. Quasi il 90% di tale categoria proviene dalla Cina che, dopo una pausa riflessiva nel 2009 ha ripreso il suo trend espansivo collocando sul mercato italiano merci per un valore di 835 milioni di euro, in aumento rispetto, al 2009, del 14%. Per quanto riguarda gli altri mercati di provenienza dell'import la Francia, con 263 milioni di euro (+13,4%), si segnala per il flusso di committenza al contoterzismo italiano e per un flusso rilevante in valore di prodotti di gamma alta destinati al mercato del lusso. La Svizzera rimane soprattutto un mercato di transito finanziario, anche in questo caso rivolto quasi esclusivamente ai prodotti delle griffes che, a fronte di un fatturato import di quasi 67 milioni di euro, movimenta volumi decisamente esigui. Dalla Romania proviene, in volume, un flusso rilevante di prodotti in forte espansione (+55%) dovuto all'accresciuto ricorso a forme di delocalizzazione produttiva da parte di aziende nazionali in questo paese low cost.