Tecnicismo partenopeo. Riflessi in un caleidoscopio di specchi, così vicini da renderne materica la visione, e con la luminosità degli abiti stagliati al di sopra delle mode: così si presentano a Pitti Uomo, come negli atelier di una volta, nelle sale presidenziali della stazione di Santa Maria Novella, i capi siglati 010109 a Allegri.
15 pezzi couture, concentrato di tagli e dettagli, sintesi dell'operazione con cui Allegri recupera la tradizione e la riveste di forme contemporanee.
Li indossa un uomo che ha attraversato il mondo e i meandri del gusto, e che ora cerca il Nuovo Necessario. L'ipnosi di un pezzo un po' più avanti e un po' più indietro dell'attualità.
In lui c'è una nostalgia per la storia del costume, qualche abito mai dimenticato, l'ossessione per tagli e dettagli, e i viaggi in Inghilterra da cui non si libera. E ci sono le visioni materiche che indagano oltre il moderno, verso l'estremo, come dentro di lui.
Il trench è un classico, ma il suo dev'essere complicato e lussurioso, mentre si fa più che mai attuale, indispensabile, la giacca da pianoforte in panno. Non si separa dal pelo di marmotta, sfiora l'opulenza con la mantella ricamata, rende perverso il moderno quando plasma un cappotto in cachemire con stecche di balena. L'ultima passione, l'oro come iperdecoro: meccanica bullonatura,
o lampo di luce sulla seta sabbia, quasi fosse un'aurora a fare l'abito. Ma siamo in Italia, il miraggio è nel ritorno della manualità e nella vestibilità, e quando non incanta per l'impatto da guerriero luminescente, allora il lusso si nasconde all'interno.
Delegato alla struttura, sotto la fodera oppure nella segretezza della dimora, dove s'incarna in una nostalgica eppure mai vista vestaglia da camera.
L'uomo e il suo lusso: l'immagine con cui lo lasciamo, inafferrabile nel suo saper sedurre, innanzitutto se stesso.
Oltre il classico
Custode italiano dell'impermeabile glamour, Allegri lo rinnova oltre i confini. Confini materici, quando lo lavora a maglia, a mano, e ne fa un doppiopetto in lana cruda. Dei generi, se ne illumina la costruzione rigorosa con dettagli postmoderni: bottoni in oro, cinture e profilature in coccodrillo spingono il trench verso il sublime dell'androgino. Confini cromatici, quando il trench in mac di seta sabbia, abbinato all'oro gioca con il monocromo come farebbe un abito da sera.
Calde incursioni
La marmotta. Morbida ma d'impatto virile, vagamente anni 70 eppure moderna, si posiziona all'interno di parka e kway tecnici per scaldarne l'anima, e renderne il lusso un fatto privato. Ma c'è quella che vive in superficie, e sembra crescere sul cappotto in tessuto tecnico, come fosse un capo in trasformazione.
Dettagli e struttura
Il cappotto in cachemire sorpassa i canoni della tradizione e guaina il punto vita con stecche di balena inserite nella costruzione come in una guepière. La giacca da pianoforte blu notte sfida le leggi dell'insellatura, l'oro incattivisce lo shearling color ghiaccio, "ferito" dalle lampo e reso inquieto da borchie come bulloni. Da guerriero il bomber con bolle di pelle sulle maniche: richiamano croste di tartaruga, o corazze contro il futuro.
Indispensabile Superfluo
Innanzitutto la vestaglia da camera. Soprattutto se i tagli che affiancano la schiena ne creano lo strascico, e ancor di più se i manicotti di pelliccia ne aumentano la sprezzanteria. E un kway cioccolato con interno in marmotta non sarà da meno: se in anguilla. Infine la mantella fin de siècle. Più solenne se ricamata da jais neri, neo struttura sulle spalle. Per rendere l'opulenza un must del contemporaneo.