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STRATEGIE
Ethical Fashion appuntamento di identità per Alta Roma

Sono stati illustrati oggi i primi risultati del progetto Ethical Fashion, che vede impegnata Alta Roma e ITC (agenzia dell'ONU e del WTO), nella realizzazione di una moda responsabile capace di fornire un futuro a popolazioni africane disagiate. Entro fine ano il progetto che occupa già 2.000 persone genererà 2,5 milioni di euro grazie all'impegno di importanti griffe che hanno dato fiducia all'iniziativa

"Ethical Fashion, nato grazie alla collaborazione tra Alta Roma e ITC (International Trade Center, agenzia dell'ONU e del WTO) rappresenta l'appuntamento di identità di Alta Roma. Veder crescere il progetto su cui abbiamo acceso i riflettori nel 2008 e vederlo diventare un progetto in sintonia con le tematiche delle tre P (People, Profit, Planet) a cui sta facendo riferimento tutto il mondo mi riempie di orgoglio". Con queste parole Nicoletta Fiorucci, presidente di Alta Roma, ha aperto la seconda giornata di manifestazione moderando una tavola rotonda (foto) durante la quale sono state illustrate le fasi avanzamento raggiunte che ha fatto da preludio ad una sfilata, tenutasi all'interno del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, durante la quale si sono avvicendati in passerella il marchio banuq di Marina Spadafora, Mauro Pavesi e Davide Grazioli, le cui creazioni maschili e femminili sono state realizzate in materiali biologici con una filiera produttiva interamente africana basata sul concetto di fair trade e lo stilista ghanese Kofi Ansah che ha mandato in passerella abiti realizzati con tessuti fatti a mano in Ghana e stoffe artigianali dell'Africa Occidentale. A completare la giornata dedicata all'Ethical Fashion nel pomeriggio Ilaria Venturini Fendi, che dopo essere stata direttore creativa per gli accessori di Fendissime e designer di Fendi, ha deciso fondando nel 2006 il brand Carmina Campus di dedicare il suo impegno al binomio tra creatività ed ambiente, ha ospitato nel suo spazio di via Fontanella Borghese RE(f)USE, mostra di immagini scattate in Camerun alle donne che con il loro lavoro contribuiscono a realizzare le borse ispirate e dedicate all'Africa recentemente poste sotto ai riflettori del mondo per essere state scelte dal Sindaco di Roma Alemanno come dono per le first lady dei leader del G8. "In questa fase, per un insieme di diversi fattori, ci troviamo davanti ad un cambiamento totale - ha dichiarato durante la tavola rotonda Simone Cipriani, Senior Market Development Officer di ITC -. Da un lato, infatti, quello relativo alla moda etica, che un tempo era un piccolo segmento sta diventando un vero e proprio mercato. Dall'altro in brevissimo tempo il mondo, forse spinto anche dalla violenta crisi che ha colpito le economie planetarie, ha scelto di andare verso una sostenibilità ambientale e sociale rendendosi conto che non è né sostenibile, né accettabile far sì che il 30% della popolazione mondiale viva nelle baraccopoli e che la loro vita media sia al di sotto dei quarant'anni". La strada per effettuare il cambiamento è lunga e difficile, ma il fatto che molte risorse e l'attenzione dei media di tutto il mondo si siano concentrati su una problematica che non può e non deve essere nascosta sicuramente aiuta. "Per noi oggi è più facile portare avanti i nostri progetti sia perché le macro direttive mondiali stanno accendendo i riflettori sulla parte del mondo in cui lavoriamo da anni sia perché, finalmente dopo un periodo di assolutamente necessaria organizzazione del nostro lavoro oggi, finalmente possiamo parlare di risultati che spingono altre realtà a guardare con interesse ciò che stiamo facendo". Risultati tangibili che hanno visto già entrare nelle casse del progetto 1,5 milioni di euro di merce già consegnata e che entro fine anno vedranno entrare un ulteriore milione di euro di merce già ordinata ed in fase di realizzazione. Numeri che hanno consentito di andare ad occupare una forza lavoro (concentrata in Kenia ed Uganda) composta da 2.000 persone (erano 700 a gennaio scorso). "Siamo molto soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto anche se siamo consci che la strada è ancora molto lunga e tortuosa. Il nostro impegno non sta solo nel seguire la realizzazione dei progetti, ma anche nel cercare di garantire loro uno svolgimento basato sulle regole del mondo occidentale. Il nostro ruolo, infatti, è anche quello di fare da garanti degli stati di avanzamento del business che richiedono, ad esempio, un anticipo del 70% delle risorse finanziarie capace di garantire l'acquisto delle materie prime e una retribuzione della forza lavoro decisamente superiore a quella base fissata dal commercio equo solidale. Per intenderci. Se la paga base è di 250 scellini (2,5 euro) al giorno noi pretendiamo una retribuzione di almeno 400 scellini (4 euro) al giorno che salgono a 800/1000 scellini (8/10 euro) al giorno per l'utilizzo di personale già qualificato. Tali salari consentono alle persone, che per vivere all'interno delle baraccopoli devono spendere dai 5 agli 8 euro al mese di affitto di capanne fatiscenti, un guadagno capace di consentire loro non la pura sopravvivenza, ma anche la possibilità di reinvestire nel loro lavoro, di far studiare i propri figli, di accantonare dei soldi per poter pensare ad una vita diversa e migliore. Tutto ciò, chiaramente, va gestito e controllato. Il nostro primo impegno è, infatti, quello di dare dignità a chi lavora in Africa perché solo attraverso questa strada si può realmente garantire un futuro a popolazioni intere". Una strada complessa che mixa componenti pratiche ad approcci psicologici altrettanto importanti e soprattutto una strada da percorrere a piccoli passi per non creare traumi. "Il progetto che stiamo portando avanti con Alta Roma è realmente fondamentale perché oltre a garantire lavoro ci consente anche di porre il lavoro fatto sotto ai riflettori alzando il livello di sensibilizzazione grazie ad interventi di marchi, come Max & Co., per la quale stiamo realizzando la seconda collezione, che scelgono di dare luce e dignità a ciò che viene realizzato in Paesi disagiati. E' fondamentale che un sempre crescente numero di persone si sensibilizzi e capisca che talvolta vale la pena spendere qualche soldo in più se dietro a certi progetti non c'è solo un oggetto, ma una prospettiva di vita per migliaia di persone, e il supporto di griffe conosciute a livello planetario capaci di mettere in atto i fantastici meccanismi di comunicazione che la moda è abituata ad utilizzare è un aiuto veramente eccezionale. Così come è fondamentale il ruolo etico della stampa che ci può aiutare moltissimo a spiegare ai consumatori finali, per i quali stiamo mettendo a punto una piattaforma web all'interno del quale potranno trovare, in totale trasparenza, tutte le informazioni relative alla storia del prodotto che stanno acquistando". E, proprio per sostenere e rendere ancora più visibile il tutto potrebbe essere interessante iniziare a pianificare dei momenti nei quali mostrare al mondo che ruota intorno all'Alta Moda composto da celebrities e grandi ruler del settore il lavoro svolto. "Speriamo di poter a breve, se possibile già in occasione della prossima Festa della Donna, organizzare un grande evento mondano con Alta Roma capace di attrarre l'attenzione delle celebrities che sono persone capaci, grazie al loro potere mediatico, di scatenare fenomeni di emulazione a catena in tempi brevissimi".

Cristina Mello-Grand
lunedì 13 luglio 2009