AltaRoma. Ipotesi per il futuro dell’artigianalità
Il nuovo corso di AltaRoma, che in questi giorni vede all'opera il nuovo team guidato da Silvia Venturini Fendi, punta sul concetto di artigianalità. Una parola che, per non rimanere fine a se stessa deve, però , entrare nel circuito produttivo andando a creare attorno a sé un mercato da cercare nel mondo con il pieno supporto delle istituzioni
La parola artigianalità aleggia e si impone nelle prime giornate di AltaRoma che segnano il debutto di Silvia Venturini Fendi alla presidenza della società consortile a cui è affidato il compito di organizzare le sue settimane annue dedicate alle sfilate di Alta Moda a Roma. Una parola che si cerca di reinterpretare in maniera nuova, ma che non deve assolutamente prescindere dalla sua connotazione reale che è quella su cui si basa il sistema produttivo della moda nel nostro paese. Una parola che segna la differenza tra l'Italia, reale culla del saper ideare e del "saper fare" e altre aree produttive in cui si eseguono (o si copiano) lavorazioni spesso parziali. Gli sforzi della nuova presidenza, insediata pochi mesi prima dell'edizione in corso, mirano a focalizzare l'attenzione sul tema proponendo dei connubi, finalmente fortemente concentrati sulla moda, come il progetto LIMITED -UNLIMITED che ha visto in brevissimo tempo coinvolgere le nuove leve (la generazione che sta a cavallo tra i 30 e i 45 anni) dello stilismo italiano, già affermate sulle piazze internazionali con le loro collezioni in un progetto capace di accendere i riflettori sulla capacità del fare senza la quale la pura creatività non avrebbe motivo di esistere. La speranza è quella che il processo possa proseguire anche sul mercato e non rimanga solo una bella esposizione di altrettanto belle creazioni create ad hoc. L'artigianato e l'alta moda hanno, oggi, bisogno di altro. Sbocchi su un mercato che esiste nel mondo globalizzato, ma che va cercato direttamente sulle piazze di sbocco rappresentate sempre più spesso da paesi emergenti. E' difficile pensare che AltaRoma e Roma stessa possano avere da sole la forza di far convergere durante le settimane della haute couture sulla città capitolina i potenziali clienti, al contrario, è molto più probabile pensare che, queste due realtà, supportate dalle Ambasciate, dagli Istituti Italiani di Cultura e dall'ICE, realtà fortemente consolidate nei diversi paesi del mondo, possano contribuire a dare vita a eventi articolati capaci di suscitare forti interessi locali. Interessi che, in tempi brevi dovranno diventare opportunità di business e, al tempo stesso, un fantastico mezzo per promuovere le vere eccellenze del nostro Paese. In un mondo globale e virtuale la moda deve prendere atto che non può restare in attesa, ma deve giocare d'attacco e non lo può fare da sola perché la tipologia della moda che va in scena a Roma è profondamente diversa da quella che guida le regole del Pret-a-porter. Gli sforzi di AltaRoma dovranno, infatti, concentrarsi anche su ciò che potrebbe, potenzialmente, far evolvere il business coinvolgendo tutti gli attori della filiera. I personal shopper di chi può permettersi guardaroba di Haute o Demi Couture dovranno convergere su Roma respirando l'atmosfera degli Atelier e la storia che aleggia attorno a essi e avendo modo di incontrare in un luogo unico e magico come la città capitolina i veri artefici di lusso e couture. Per far sì che ciò avvenga è necessario attivare al più presto un chiaro processo di esportazione del brand AltaRoma verso i potenziali mercati di sbocco operazione da intraprendere attraverso il network delle istituzioni.