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STRATEGIE
Giovani Anci: il Fast Fashion come modello per il settore calzaturiero

MODAONLINE - Ascolto del consumatore e capacità di integrare quanto appreso nel processo creativo e produttivo come base del nuovo modello di Fast Fashion: questo è, in sintesi, quanto emerso dal workshop "Creatività e produzione veloce: un'opportunità anche per il settore calzaturiero?", organizzato dal Gruppo Giovani di Anci e tenutosi a Rimini a fine aprile. L'approccio, già applicato con successo al settore tessile-abbigliamento può essere adeguato alle specificità del comparto calzaturiero; le testimonianze fornite da alcuni esponenti del fashion italiano tra cui Massimiliano Legrenzi, (Gruppo Legrenzi), Gianluca Banchelli, (Cunningam), Alessandra Lombardini, (Atos Lombardini), Adriano Aere, (Imperial) e di grandi catene come Christian Di Pilato di Conbipel hanno offerto un'occasione di dialogo e di confronto con i partecipanti. Nonostante il momento di stasi del mercato, il fast fashion non conosce battute di arresto tanto da arrivare a generare nel comparto abbigliamento uomo e donna un turnover complessivo di circa 2,5 miliardi di euro con tassi di crescita a doppia cifra negli ultimi anni. "I numeri che documentano il successo del modello Fast Fashion ci fanno riflettere - ha spiegato Enrico Paniccià, presidente del Gruppo Giovani di ANCI -. L'esperienza delle aziende del tessile-abbigliamento che hanno adottato con successo questa modalità produttiva ci offre moltissimi spunti per il futuro. In primo luogo diventa centrale il dialogo con il consumatore, un dialogo che queste aziende, grazie alla velocità e alla frequenza con cui preparano nuovi prodotti, riescono a portare avanti in modo molto efficace. Certo, bisogna tener conto che il maggiore livello di complessità del settore calzaturiero rende difficile applicare il modello del Fast Fashion così come si è affermato nell'abbigliamento; si tratta però di cercare di velocizzare tutto il processo creativo e produttivo della filiera calzaturiera che oggi è ancora poco preparata a cogliere i mood del momento del mercato". Il numero di taglie e la molteplicità dei processi di lavorazione sono i principali ostacoli alla realizzazione di un modello di creatività e produzione ciclico, paragonabile alla lavorazione dei jeans: "Se anche per un capo d'abbigliamento complicato come i jeans è stato possibile applicare in qualche modo un modello fast fashion - ha continuato Paniccià - allora è possibile che anche la calzatura possa elaborare una propria via. È una sfida che attende le nostre imprese e tutta la filiera del settore calzaturiero". Il fast fashion è un modello che chiede di essere condiviso dall'intera filiera e che non può essere adottato da una sola azienda, a causa della sinergia che si va a creare con i fornitori nei processi creativi e produttivi. "In questa logica, anche la prossimità al mercato diventa un valore aggiunto su cui puntare. Molte aziende preferiscono affidarsi a una filiera tutta made in Italy se ciò significa una maggiore velocità di risposta e una migliore sinergia con il fornitore. Di fatto quindi il Fast Fashion può rappresentare un modo per innestare la retromarcia della delocalizzazione e dare alle aziende italiane e alle filiere integre un vantaggio competitivo molto importante rispetto alla concorrenza internazionale".

lunedì 9 maggio 2011