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STRATEGIE
Luxury Summit. La case history di Bottega Veneta e le ragioni della rinascita

MODAONLINE - Una caso tutto particolare, quello di Bottega Veneta, analizzato al Luxury Summit tenutosi ieri a Milano grazie all'intervento di Marco Bizzarri, presidente e amministratore delegato della maison che rappresenta una delle poche realtà che, in tempi recenti, è stata in grado di risollevarsi dopo un momento non troppo florido: "Prima dell'acquisizione del Gruppo Gucci infatti, il marchio metteva a segno 35 milioni di euro di fatturato ma ne perdeva altrettanti - ha affermato il presidente e ad Marco Bizzarri - oggi invece realizziamo oltre mezzo miliardo di euro di fatturato in una situazione di compagine azionaria. E' importante capire, in questo contesto, quanta autonomia lasciare ai brand per ciò che concerne il prodotto, la comunicazione e la parte retail". Un ritorno alla ribalta decretato anche da un particolare, seppur minimo, ma determinante: nonostante i consumatori dei mercati asiatici amino il logo in evidenza, Bottega Veneta, che invece non lo ostenta sui suoi prodotti ma punta invece sulla qualità dei tessuti e dei materiali impiegati, ha saputo guadagnarsi la propria posizione, soddisfacendo le esigenze di una clientela ben consapevole di ciò che vuole acquistare. L'atteggiamento alla base della shopping experience è infatti profondamente cambiato, con più attenzione alla sofisticatezza, all'eleganza e all'artigianalità dei prodotti. Un universo, quello di Internet, considerato determinante per raggiungere il cliente dei mercati emergenti. Continua Bizzarri: "Più di 400 milioni di cinesi sono collegati al web: si ha così un abbattimento di ogni tipo di barriera, i numeri crescono a livelli incredibili portandoci profitti fin dal nostro debutto nell'universo online, dimostrando che l'attaccatura al logo non è più così forte, in favore invece di prodotti che dimostrino qualità artigianale". Ma è proprio la questione del problema del reclutamento di sapienti mani artigianali, che comincia a destare qualche preoccupazione per le aziende del Made in Italy che portano alta la bandiera del fatto a mano. "I giovani ormai non desiderano più scegliere questa strada. E' per questo che abbiamo fondato la nostra scuola di pelletteria, un'università permanente dove viene insegnato il talento manuale tipico: l'artigiano ha l'importanza che noi consideriamo non meno rilevante di quella del designer, in quanto la collaborazione tra queste due figure è fondamentale - aggiunge Bizzarri. - Senza questo, le idee non potrebbero concretizzarsi. E' nostro preciso intento mostrare al consumatore il savoir faire che abbiamo maturato, sfruttando la capacità espositiva del sito, mostrando il processo produttivo per dare al cliente una visione completa del brand nella sua totalità. Desideriamo mantenere la nostra posizione nell'alto di gamma: negli ultimi 8 mesi abbiamo messo a segno una crescita che si attesta intorno al 40%, senza manovre particolari. L'unico limite al momento per noi è la capacità produttiva determinata semplicemente dal fatto che per realizzare una nostra borsa è necessaria l'opera di due artigiani con almeno 15 anni di esperienza: è nostro obiettivo preciso infatti continuare ad offrire un determinato tipo di servizio e per poter fare questo, allo stesso tempo produciamo capacità produttiva altamente qualificata". Un intento che tocca anche problematiche di natura sociale e territoriale, fornendo una risoluzione concreta all'alto tasso di disoccupazione femminile, un tempo forza lavoro impiegata nel tessile e nel settore orafo, che ha coinvolto il Veneto, regione patria del marchio. Bottega Veneta ha infatti creato una cooperativa che conta oggi 32 persone con una ferrea etica del lavoro socialmente responsabile e laboratori sottoposti alla certificazione. E' stato così possibile trovare e utilizzare manualità e competenze elevate, nell'ottica di ricreare nel vicentino la logica dei distretti artigianali famosa in passato. Un preciso impegno sul piano sociale che sposa un'offerta di prodotti vasta ma coerente, che vede protagonista tutte le categorie merceologiche, dall'abbigliamento, agli accessori, ai profumi: "Non creiamo collezioni appositamente per alcuni paesi, crediamo che l'offerta debba essere omogenea per dare al cliente uniformità, piuttoso customizziamo su richiesta, ma tutto deve essere all'insegna della coerenza con il resto dei prodotti: tutto è sottoposto all'approvazione del direttore creativo. - Conclude Bizzarri - Anche l'estensione delle categorie mercelogiche, se questa si allargherà ulteriormente, sarà sempre basata sul fattore chiave della coerenza, per mantenere alto i valori propri del marchio. La nostra lotta contro i falsi si basa soprattutto sulla tempestività. Abbiamo solide strutture che intervengono immediatamente in caso di necessità, la velocità di reazione è fondamentale".

Monica Codegoni Bessi

mercoledì 29 giugno 2011