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ABBIGLIAMENTO
Citizens of Humanity. Strategie responsabili e logica di qualità

Il marchio di denim premium traccia le strategie distributive del prossimo periodo: focalizzate sull'Europa, con la recente nascita della filiale italiana, e sui mercati emergenti. Ma sempre solide negli States. Oltre 100 milioni di dollari il giro d'affari attuale per il marchio presente in 35 paesi del mondo attraverso circa 1300 negozi

Il marchio californiano focalizzato sul denim di fascia più alta affronta gli effetti della situazione economica con obiettivi altrettanto elevati: produrre meglio, lavorare con maggiore responsabilità, non cedere alla smania di crescere. "Ci sono due cose che, almeno noi, abbiamo considerato molto importanti nell'affrontare una situazione di oggettiva crisi generale dell'economia che ovviamente ha dei risvolti inevitabili anche nel nostro settore - spiega a Modaonline Adriano Goldschmied, vice presidente esecutivo dello sviluppo del prodotto (nella foto) -. Uno è il richiamo alla responsabilità, nel senso di una riconsiderazione di tutto il processo produttivo e dell'eliminazione di tutte le sacche di speculazione che potevano portare a incrementi di prezzi non giustificati, dettate da una logica spietata che è quella della necessità costante all'aumento, e quindi ad una revisione della moralità del business. Il secondo punto è che il consumatore meriti dei prodotti di qualità e che quindi la maniera di affrontare la crisi non è quella di abbassare completamente il livello ma anzi è quella di premiare la determinazione all'acquisto con un prodotto di cui il consumatore sia contento". Concetti coerenti al DNA di una storia nata nel 2003 da Jerome Dahan, già creatore del brand Seven For All Mankind e ancora prima al lavoro nella brand building di etichette come Guess e Lucky Jeans. Rapidamente apprezzato dal mercato, questo nome salito alla considerazione di marchio trend setter del settore e totalmente made in Usa ha resistito con facilità alle sirene della delocalizzazione. "Questo tipo di prodotto necessita di controlli quotidiani, che non possono ovviamente essere soddisfatti via mail o cd, ma attraverso ciò che vedi con i tuoi occhi giorno per giorno. L'abbigliamento, e in particolare il denim, necessitano di un tipo di produzione che non è quella di un i-pod: è un lavoro fatto di variabili e decisioni istantanee che richiedono costante presenza sul campo. E poi non avrebbe alcun senso produrre in Romania, visto che siamo proprietari di tutto il processo di finissaggio e delle lavanderie, localizzate a Los Angeles. Ma questo è un tipo di scelta che il mercato paga. Dal primo giorno in cui si sono presentati i segni di una stuazione difficile abbiamo stabilito un programma: fare meglio ciò che già facevamo bene. Nessuna scorciatoia, ma piuttosto cercare di migliorare prodotti e servizi, cercare di vincere una guerra non facile per il riconoscimento che il mercato dà ad un prodotto costante. Per lo stesso concetto siamo contrari alle licenze. Il nostro atteggiamento al business non è dato dalla smania di crescere ma si mantiene nell'ambito di una crescita fisiologica, dovuta alla qualità del prodotto". Strategie vincenti visto che il marchio californiano totalmente made in Usa ha superato un giro d'affari di 100 milioni di dollari ed è presente in 35 paesi del mondo attraverso oltre 1300 clienti. Oggi Citizens of Humanity, solidamente posizionato negli States che restano il suo primo mercato, punta lo sviluppo sui mercati emergenti e sull'Europa, area che attualmente genera il 20% del fatturato globale e nella quale si prevedono di raddoppiare i volumi di vendita nel corso dei prossimi due anni. Una direttiva che ha guidato la recentissima nascita della filiale italiana, la Citizens of Humanity Italy s.r.l. costituita sotto la direzione di Tommaso Pezzato. Prima del suo ultimo approdo professionale l'esperienza di Goldschmied parte dai natali di Diesel attraverso Genius Group, passando per lo sviluppo di marchi come Replay, Goldie e Rivet, le etichette proprie A Gold E, AG (quest'ultima premiata come Best Women's Jeans da Sportswear International nel periodo 2002-2004) e l'attuale GoldSign entrata nel gruppo di Jerome Dahan dal 2007. "Una delle mie responsabilità è stata quella di avere portato i jeans fuori dal mondo del lavoro - prosegue Adriano Goldschmied -. Ho lavorato tutta la vita per realizzare un lunghissimo percorso di posizionamento del jeans in parallelo all'evoluzione della sua visione estetica interpretata dai designer. Quando ho cominciato offrivo jeans alle boutique che me li rifiutavano con aria molto snob; oggi dopo essere passato attraverso le fasi di abito da lavoro, di simbolo giovane, di capo casual, e oltre, il denim è diventato un complemento quasi indispensabile nell'area del fashion design. Oggi nessuno si meraglia di vedere jeans firmati Lagerfeld o Galliano".

Silvia Sammarro
giovedì 15 gennaio 2009