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ECONOMIA
Successi a peso d'oro per il comparto della gioielleria italiana

MODAONLINE - Progettazioni più attente all'uso parsimonioso delle materie prime, rafforzamento del concetto di Eumerce (il bello e ben fatto), unione degli imprenditori orafi e brandizzazione dei prodotti. Sono questi i quattro mezzi che, secondo il Presidente del Club degli Orafi, condurranno il settore "punta di diamante" del made in Italy oltre la crisi economica globale. Augusto Ungarelli ha presieduto stamani il convegno sullo status attuale del gioiello italiano alla luce della sintesi quantitativa del settore orafo interno del primo semestre 2011. In apertura dichiara "il momento non è dei più semplici. La paralisi politica e le austerità annunciate dal governo non sono certo prospettive positive per il settore, ma paiono essere indispensabili per superare il momento. Dovranno essere quindi l'intraprendenza e le capacità degli imprenditori ad emergere in questo contesto". I dati sullo status quo del comparto sono stati elaborati dal Servizio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo e si basano su statistiche ufficiali ISTAT. "Sono concorde nella visione preoccupata di Ungaretti - dichiara Stefania Trenti di Intesa Sanpaolo -. In questa situazione di forte criticità e turbolenza occorre valutare con attenzione i dati, per non incappare in un ottimismo apparente". Nei primi sei mesi del 2011 il fatturato del settore è in crescita del +7,4% ma, se si considerano l'evoluzione dei prezzi determinata dal "tentativo disperato" di fare profitti e l'inflazione per definizione crescente, emerge un effettivo calo del giro d'affari reale. Ciò che compensa la crisi della domanda interna di gioielli, congelata a causa della ridistribuzione delle priorità di spesa da parte delle famiglie italiane, è l'export. Il gradimento dei prodotti made in Italy è confermato da un aumento del +17% delle esportazioni, che garantisce un saldo commerciale attivo con l'estero di circa 3 miliardi di euro nel periodo di riferimento. Destinazioni principali sono gli Emirati Arabi, anche se in calo rispetto al passato, USA e Svizzera (che fungono probabilmente da da "polo logistico" per altre destinazioni finali). A trainare la produzione di gioielli il distretto di Arezzo, Vicenza, Valenza (che ha registrato una crescita esponenziale di circa il +90%) e Milano. I problemi principali riscontrati dal Presidente del Club degli Orafi sono le barriere operazionali derivanti da dazi doganali disomogenei (Cina, India, Brasile), che limitano le esportazioni e avvantaggiano la concorrenza straniera in Italia, e il costo sempre crescente delle materie prime preziose, impennato a causa instabilità economica e dall'impiego dell'oro come "asset tattico" da parte dei governi. "Occorre rimettere in discussione il prodotto italiano - continua Ungarelli - e scatenare quella molla creativa che, combinata con le capacità artigianali italiane, attualizzi i valori della tradizione gioielliera del nostro Paese. La Svizzera è riuscita bene in passato a competere con gli orologiai del far east. Noi dobbiamo farcela con i gioielli". 

 

martedì 6 dicembre 2011