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STRATEGIE
C'N'C Costume National. "Restiamo con Ittierre"

Il piano industriale delineato dai commissari straordinari di Ittierre convince Costume National, che oggi ha portato sotto i riflettori di Milano Moda Donna la collezione C'N'C Costume National. Rinnovato dallo scorso giugno fino al 2018 l'accordo di licenza col gruppo molisano. Al ribasso le previsioni di fatturato per il 2009, il recupero è atteso dalla P/E 2010 

Dopo le notizie che nell'ultimo mese hanno cadenzato il tracollo economico di Ittierre, una prima reazione positiva sullo sviluppo delle vicende del gruppo molisano: C'N'C Costume National ha sfilato regolarmente oggi a Milano, mentre dalla casa di moda che nel 2004 ha lanciato la linea giovane d'ispirazione street si plaude all'intervento dei nuovi commissari e alla pianificazione delle strategie indirizzate al salvataggio dell'azienda di Isernia. "La nuova gestione di Ittierre ci ha illustrato le linee guida del piano industriale e ci ha convinto. Da parte nostra c'è la volontà di proseguire un rapporto che fino a pochissimi mesi fa era del tutto soddisfacente - spiega a Modaonline Carlo Capasa, AD dell'azienda che appena lo scorso giugno aveva rinnovato, fino al 2018, l'accordo di licenza per la produzione del marchio C'N'C Costume National affidata a Ittierre -. Restano da definire alcuni dettagli sui quali contiamo di trovare un accordo nel giro di qualche giorno". Trattative che riguardano la disponibilità ad aprire gli spazi necessari ai progetti di espansione internazionale del marchio e le linee guida per la prosecuzione dell'accordo di licenza. "Noi non abbiamo avuto problemi con la collezione, ricevuta al completo e in linea con le tempistiche programmate per l'allestimento della collezione. Abbiamo invece subìto ritardi di consegna della produzione che ci hanno esposto ad una penalizzazione dei risultati di esercizio, ma d'altro canto tutto accade in un momento in cui i clienti devono a loro volta fronteggiare forti rallentamenti nelle vendite - prosegue Capasa -. Però voglio ricordare che, fino ad appena prima della gestione disastrosa degli ultimi mesi Ittierre era una vera e propria macchina da guerra. Una realtà che ha fatto tantissimo per questo settore negli ultimi dieci anni, e proprio noi stilisti dovremmo ricordarlo. Poi i problemi di appesantimento finanziario nella parte alta dell'azienda si sono aggravati, e probabilmente sarebbe stato necessario liberarsi di qualcosa nel momento in cui le offerte c'erano state. Ora giudico positivo il ricorso alla legge Marzano, una buona legge che è stata finora applicata raramente, solo 8 volte in tutto dal 2004 ad oggi, ma quando questo succede si rivela efficace. Quello che conta più di tutto è la qualità dei commissari e io credo che bisognerebbe applaudire a Stanislao Chimenti, Roberto Spada e soprattutto Andrea Ciccoli che in meno di due settimane hanno dimostrato di riuscire a fare riaprire i finanziamenti delle banche, fare ripartire l'azienda e cominciare a pagare i fornitori". A quanto risulta il debito di Ittierre nei confronti di Costume National, per le royalties relative al 2008 dell'abbigliamento a marchio C'N'C Costume National e delle linee di calzature, dovrebbe aggirarsi sui 6-7 milioni di euro, congelati fino al riassestamento della situazione economica di Ittierre. Una situazione non priva di effetti per la maison. Dopo un 2008 appena al di sotto dei risultati 2007 (tra il -7% e il -8%) le prospettive sul 2009 sono al momento proiettate al ribasso. Ma secondo il piano quadriennale che l'azienda si è data dal 2009 al 2012 già nella P/E 2010 ci si potrebbe attendere un recupero del terreno perduto. "Credo nelle ripartenze, come tutti - conclude Carlo Capasa -. E penso che vada fatta una riflessione in più anche per quanto riguarda la situazione dei lavoratori di Ittierre, sulla quale molto dipenderà proprio da noi, dai licenzianti. La linea dei commissari è quella di mantenere il più possibile la struttura aziendale originaria, ma certamente una riduzione del lavoro si rifletterebbe direttamente sulla forza lavoro. Questa è stata una delle molle che ci hanno fatto scegliere di restare: siamo sempre stati un'azienda di valori etici, non potevamo ignorare completamente questo aspetto del problema". (Nella foto, da sinistra, Carlo ed Ennio Capasa)

Silvia Sammarro
venerdì 27 febbraio 2009