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Creatività e management. Il futuro della moda esige nuove sinergie

Nel corso del convegno "Creatività e management, antagonismo o sinergia?" organizzato da Domus Academy lo scorso 25 marzo, le voci del fashion system si sono interrogate a Milano sulle strategie e le sinergie da mettere in campo nella ricerca di un nuovo sviluppo per il settore moda 

Stilisti, giornalisti, imprenditori e buyer lo scorso 25 marzo alla Triennale a Milano hanno rappresentato le diverse categorie del fashion system nel convegno organizzato da Domus Academy con il titolo Creatività e management, antagonismo o sinergia?. I punti di vista raccolti intorno al tavolo dei relatori da Domus Academy hanno rappresentato la parte più creativa del settore, la voce imprenditoriale di produttori e negozianti, ma anche quella di professionalità in stretta relazione col mercato come head hunter, ricercatori, formatori. "Questa crisi ha portato a galla un sistema malato, fatto di mercati che dovevano crescere a tutti i costi a doppia cifra. E lo stesso sviluppo della Russia non ha fatto altro che portare avanti di un paio d'anni un problema che poi ha coinciso con la crisi internazionale - ha dichiarato Riccardo Grassi, titolare di Studiozetamilano e Pinkmilano -. L'intero sistema è arrivato a fine: non si può andare avanti con i modelli strategici degli Anni Ottanta e Novanta, con giornali fatti di mode che non esistono. Il sistema delle passerelle e del capo desiderabile fino alla morte è finito. Perché una camicia costa tremila euro e una giacca diecimila? Sono questioni che i mercati si pongono: si tratta di prezzi irreali, che non hanno ragione d'essere. Nessuno vuole vendere prodotti basici perché al mercato non interessa il basic, neppure a Zara interessa il basic, ma bisogna mettere da parte definitivamente l'effetto passerella. A me dispiace che giovani promesse vengano mandate al massacro sull'altare di maison che sono già morte. E questo è successo perché il mercato in realtà era già stanco di chiedersi cosa avrà fatto oggi il grande stilista?. Io non credo più alle crescite a doppia cifra: certamente le aziende devono guadagnare, fare utili, ma i mercati non comprano più a qualsiasi cifra. Questo mondo è finito, un gilet che costa seimila euro è un capo senza valore, e la stampa dovrebbe smettere di spingere questi fenomeni". In rappresentanza dei produttori, anche Carlo Rivetti, presidente e AD della Sportswear Company: "Per prima cosa ritengo che per sua stessa natura quello della moda debba essere un settore a bassa managerialità, o meglio che le risorse manageriali debbano avere la funzione di sostegno e supporto, non di controllo, della parte creativa dell'azienda. E poi ricordo a tutti che il contesto nel quale è nato il Made in Italy, alla fine degli Anni Settanta, è stato quello della crisi petrolifera, che ha messo in discussione tutto il sistema industriale, da cui la nascita di quella nidiata di giovani creativi che hanno rivoluzionato l'esistente. Per lo stesso motivo a livello produttivo nei periodi di crisi non sono le strategie di difesa quelle che pagano, ovvero riproporre il prodotto più classico, ma cambiare tutto, fare tutto in modo nuovo". A livello generale la riflessione comune sulla ricerca di vie d'uscita condivise alla crisi del settore ha portato i relatori a concordare su una necessaria convergenza tra le strategie di mercato e la difesa della creatività, come necessaria appare una maggiore chiarezza nei rapporti tra proposta editoriale e pubblico, ormai attento e informato selezionatore del prodotto editoriale quanto del capo d'abbigliamento. "Una grande presa di coscienza della situazione da parte di tutti i settori: credo che sia questo l'aspetto più evidente e secondo me è già una buona base di partenza nei confronti di una necessaria ricerca di autenticità e coerenza - spiega a Modaonline Antonio Mancinelli, critico di moda e caporedattore di Marie Claire, che ha moderato il dibattito -. Verità, consapevolezza e curiosità mi sembrano ciò che tutti stanno cercando di mettere in campo oggi". L'incontro organizzato da Domus Academy ha parteciato al progetto di comunicazione studiato per il lancio della nuova proposta didattica curata dall'istituto di formazione post laurea: nove master, di cui otto realizzati a Milano e uno a Roma, cui si aggiungono corsi brevi, sessioni stagionali e percorsi customizzati. Tra tutti, il corso annuale di Fashion Management indirizzato a formare le nuove classi manageriali. (Nella foto, da destra a sinistra, Michela Gattermayer - direttore Velvet, Giacomo Santucci - presidente e CEO Creative Consulting, Riccardo Grassi - Studiozetamilano, Pierfrancesco Gigliotti - Frankie Morello, Antonio Mancinelli - moderatore della tavola rotonda, caporedattore di Marie Claire, Maurizio Modica - Frankie Morello, Roberto D'Incau - head hunter settore fashion luxury, Paola Acquati - responsabile moda Nonsolomoda).

 

 

Silvia Sammarro
giovedì 26 marzo 2009