MODAONLINE - Grande rispetto per l'operato altrui, una buona dose di umiltà unita a una grande capacità di lavorare in team: questo il fermo credo di Frida Giannini, direttore creativo di Gucci, intervenuta durante il Luxury Summit grazie ad una video intervista. La stilista ha illustrato il ruolo del designer nel processo creativo, spiegando come l'ispirazione possa venire da un viaggio, un'esperienza personale, un colore o anche un oggetto d'arte: "La curiosità è molto importante, insieme all'attenzione all'evoluzione e ai cambiamenti. Viaggiare, incontrare nuove realtà fornisce validissimi spunti creativi - ha affermato Frida Giannini - nel nostro team composto da cinquanta persone tra figure tecniche e staff c'è un grande rapporto umano, siamo come una grande famiglia. Ovviamente conosco alcuni da più anni e c'è più intimità, fiducia e esperienza grazie alla conoscenza da più tempo. Loro sanno cosa piace a me e io so cosa aspettarmi da loro. Dico sempre di non temere di proporre idee che possono fare da imput alle discussioni, perchè anche dall'idea più assurda possono nascere cose interessanti. Non mi ritengo affatto un guardiano, sono molto fortunata, circondata da persone dotate di una grande educazione sul piano lavorativo". Un operato che non si scontra affatto con il management: il peso delle strategie aziendali non è ingombrante e invasivo per il fattore creatività. Continua infatti la Giannini: "Gli azionisti e i manager del Gruppo Gucci non sono mai invasivi nel nostro lavoro, hanno un grande rispetto per l'ufficio stile. Naturalmente è mio grande interesse capire gli orientamenti strategici perchè oggi la figura della stilista non è più capricciosa e volubile, ma ritengo debba essere umile nel recepire consigli, difendendo le proprie idee ma poi le decisioni sono la conseguenza di una logica del lavoro, non frutto di decisioni arbitrarie a tavolino". Aggiunge inoltre, riguardo alle acquisizioni e ai grandi gruppi: "Nel mondo del lusso i big funzionano bene anche nei mercati asiatici. C'è una forbice di investimenti importante tra i grandi player e gli altri che ha creato una grossa scrematura: molte realtà ne hanno sofferto, ma forse era giusto che finissero, si è verificato troppo affollamento e il periodo di crisi ha attuato una sorta di pulizia. Le aziende senza background e cultura nel mondo della moda non sono sopravvissute. Non si può improvvisare nel fashion system, resistono solo i marchi che hanno credibilitità, sostanza e qualità". Un intervento che non ha tralasciato di incoraggiare il grande patrimonio rappresentato dai giovani: "Ogni nuovo stilista oggi deve fare talento, la competitività è altissima, deve avere quella marcia in più oltre al carattere, uniti a una grande umiltà, anche se forse è più un problema educativo familiare che istituzionale. Ci si guadagna il proprio spazio poco alla volta dimostrando di essere in grado di lavorare in gruppo. L'autonomia dei marchi nei grandi poli deve essere rispettata, tenendo vivo il dna del brand che si acquista per non favorire l'appiattimento. In caso contrario, la situazione può diventare rischiosa".