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STRATEGIE
Intertrade Europe festeggia 20 anni di successi nella profumeria artistica

Intertrade Europe ha chiuso il 2009 superando il tetto dei 10 milioni di euro mettendo a segno una crescita del 7% sull'esercizio precedente. Il successo del Gruppo padovano, che ha appena festeggiato i primi 20 anni di attività, è dovuto ad una coerenza che, anche a costo di rinunciare a facili moltiplicatori numerici, ha puntato sul concetto di assoluta qualità e di una distribuzione iper selettiva

Un network composto da otto aziende che operano sullo scenario internazionale nel campo delle profumeria haut de gamme sono l'asse portante di Intertrade Europe, gruppo padovano che ha recentemente festeggiato i suoi primi 20 anni di attività. Artefice dell'intero progetto è Celso Fadelli, presidente, CEO e fondatore delle otto società che compongono il gruppo che ha archiviato il 2009, in crescita del 7% sull'esercizio precedente, raggiungendo un fatturato di 10 milioni di euro. "Il merito della nostra affermazione negli anni è dell'intera équipe di professionisti che ha lavorato con me dal 1989 a oggi - afferma Fadelli -, ma anche di scelte imprenditoriali strategiche, orientate non al profitto, ma alla qualità dei nostri profumi artigianali e ad una distribuzione più che selettiva". La nicchia di mercato in cui Intertrade Europe opera e all'interno della quale negli anni ha conquistato un ruolo di primaria importanza diventando un punto di riferimento assoluto è, infatti, una realtà sempre più vivace ed in continua espansione. "Negli ultimi anni, nel mondo della profumeria sono state vendute più scatole che essenze. Il nostro lavoro si è, invece, concentrato nel cercare di riportare il concetto sull'essenza poiché crediamo che un profumo vada incontrato da un punto di vista olfattivo prima che da un punto di vista visivo tanto che stiamo progettando di creare un nuovo concetto di profumeria senza profumi al suo interno". Una nuova scommessa, che potrebbe diventare rapidamente realtà, grazie alla crescita del nuovo progetto di retail del Gruppo. Dopo l'opening della boutique di Cannes che ha visto Fadelli scegliere di entrare in partnership con Venulys, storico fiorista della rinomata località della Costa Azzurra, proponendo, accanto alle corolle più rare e preziose al mondo le blasonate fragranze per la persona e per l'ambiente realizzate dai nasi più raffinati del mondo ad etichetta Andrée Putman, Byredo, Bond n. 9, Carthusia, Clive Christian, Esteban,  Miller Harris, Nez à Nez, Morgan Le Fay, Profumi del Forte, Stillyness e Hype Noses, il passo successivo è quello di un'apertura londinese nel quartiere di Mayfair, prevista per il prossimo febbraio, che potrebbe ospitare il nuovo inusuale concept illustrato da Fadelli. "Credo che in momenti come quelli attuali sia assolutamente necessario imparare a giocare con nuove regole. Il mercato ha bisogno di nuove soluzioni e credo che le sinergie capaci di avere un denominatore comune legato al concetto di eccellenza possono essere assolutamente vincenti. Nel caso di Cannes il binomio che abbiamo creato tra le nostre essenze ed i fiori freschi proposti da Venulys è stato una scelta vincente che ha consentito ad entrambe le realtà di realizzare una location di altissimo livello di fronte al Palais des Festivals suddividendo costi che nessuno di noi due avrebbe potuto sostenere in maniera autonoma". Una proposta nuova, quindi, che getta le basi di ulteriori piani di sviluppo che potrebbero vedere il Gruppo padovano collaborare con altre realtà di nicchia e di eccellenza capaci di soddisfare le esigenze di un target di clientela estremamente evoluto. "Il nostro è un cliente pensante che acquista ragionando e che va alla ricerca di prodotti con un'anima ed una storia. Il fatto che il nostro business sia in crescita è significativo e sono più che convinto che il nostro trend e quello di chi ha scelto di operare basandosi sui nostri stessi valori continuerà ad avere una curva verso l'alto. Quella che stiamo vivendo, infatti, è una crisi dei numeri e non della qualità. Chi ha avuto il coraggio di vendere senza guadagnare perché credeva nel suo prodotto oggi non è in crisi. Dire di no, anche se al momento può costare, crea nel tempo una riserva di potenziale. Ciò non significa che i numeri non siano importanti, ma non possono essere l'unico criterio di valutazione e soprattutto dietro ad essi deve esserci sempre e comunque la qualità". Una filosofia, quest'ultima che ha portato Intertade Europe a scegliere di operare all'interno di una nicchia di mercato ben precisa composta da circa 500 punti vendita nel mondo (di cui 150 sul suolo italiano). "Chi vende i nostri prodotti deve essere in grado di raccontare al cliente la storia che sta dietro ad ogni nostro singolo profumo. L'Italia, paese all'interno del quale generiamo circa il 50% del nostro fatturato, è il mercato che, nel campo della profumeria artistica è partito per primo seguito a ruota dalla Germania. Credo che il numero degli attuali punti vendita sia quello corretto. Esistono margini di crescita in alcune realtà come gli Usa dove dagli attuali 70 possiamo ambire a toccare i 100, nell'area del Middle East dove nell'arco del 2010 andremo a costruire una bella relazione e ad Hong Kong dove stiamo attivando contatti interessanti". Forte dei 28 marchi rappresentati ognuno dei quali ha un carattere differente e un solo fil rouge, dettato dall'alta qualità dell'essenza artigianale, Intertrade Europe si appresta, quindi a guardare ai prossimi 20 anni con un ottimismo alla base del quale sta la convinzione di proporre al mercato qualcosa di diverso e soprattutto qualcosa di fedele ad un concetto ben preciso. "Il profumo per me è un'opera d'arte che richiede due talenti: da un lato quello tecnico del saper mixare le essenze per creare qualcosa di speciale e dall'altro quello artistico. Per fare un buon profumo non è necessario essere un ingegnere. Nei miei vent'anni di carriera sono sempre andato alla ricerca delle menti perché sono le più difficili da scovare, mentre di braccia è pieno il mercato. Nel nostro lavoro è necessario continuare a sperimentare per poter andare continuamente alla ricerca di nuove strade e soprattutto è necessario avere il coraggio di non porre limiti alla spesa nella ricerca di materie prime che spesso sono rappresentate da essenze primitive difficili da reperire sul mercato. Solo così si può continuare a creare qualcosa di nuovo e di diverso capace di attrarre verso le nostre proposte una clientela sempre più attenta e raffinata capace di apprezzare la passione che sta dietro ad ogni singola essenza. Oggi un certo tipo di persone non vuole più un profumo che sente addosso ad altri. Nel nostro campo il valore dell'essenza rappresenta il 60% del valore del prodotto mentre nella profumeria delle multinazionali il valore dell'essenza è inferiore al 10% e nonostante ciò alcune delle nostre essenze stanno nel target price delle profumerie".

Cristina Mello-Grand
venerdì 8 gennaio 2010