La Perla. Il futuro si gioca su tre macro etichette
La Perla, storica azienda bolognese il cui capitale sociale è attualmente posseduto al 100% da JH Partners, fondo di private equity con sede a San Francisco, si proietta verso il futuro razionalizzando le sue collezioni ed annunciando oggi un piano in fieri attraverso il quale l'universo dei marchi del gruppo andrà, gradualmente, a convergere in tre macro etichette capaci di valorizzare i tre diversi volti della sensualità italiana. All'interno del nuovo mondo La Perla, dedicato ad una donna tra i 40 ed i 50 anni, ricca, che ama essere molto sensuale e seducente, che in futuro genererà il 40% del fatturato ed il 25% dei volumi, convergeranno le attuali etichette La Perla, La Perla Black Label e La Perla Bridal. L'etichetta La Perla Villa Toscana studiata per una donna matura, i cui termini di riferimento sono quelli legati alla tradizione e che ama essere sensuale prima di tutto per se stessa, raccoglierà le attuali collezioni Joelle by La Perla, Anna Club e Aquasuit by La Perla e arriverà a generare il 30/35% del fatturato e un'analoga percentuale di volumi. Sotto all'etichetta La Perla Studio, che genererà il 25% del turnover ed il 45% dei volumi, studiata per una donna più giovane, molto metropolitana ed internazionale alla ricerca di soluzioni daily, ma al tempo stesso cariche si una sensuale eleganza convergeranno, infine i marchi Malizia, La Perla Studio e La Perla Glamour. "La Perla rappresenta da molti anni un simbolo di femminilità e di sensualità prettamente italiana - spiega Alain Prost (foto), amministratore Delegato di La Perla -. Nella revisione dell'intero assetto marchi del Gruppo abbiamo scelto di partire proprio da suo ricco patrimonio genetico cercando di razionalizzare l'offerta per spingere il marchio verso un nuovo futuro innovativo e moderno. Il nostro obiettivo è quello di mettere in condizione tutte le donne che amano La Perla di poterla indossare tutti i giorni della loro vita senza, per questo diventare assolutamente una realtà commerciale. Il nostro desiderio è quello di trasformare la nostra offerta andando al di là del concetto di corsetteria e proiettandoci verso un vero e proprio lifestyle. La nostra sfida futura è quella di realizzare qualcosa di più quotidiano senza, però, perdere la grandissima creatività che da sempre caratterizza il marchio". Un processo che proseguirà in maniera graduale affiancando alle tradizionali proposte stagionali flash particolari ed una serie di prodotti continuativi capace di fidelizzare la clientela. "Il bodywear tornerà ad essere il nostro assoluto core business arrivando, nel suo complesso a generare circa l'85% del nostro fatturato. Affianco ad esso continueremo a portare avanti il progetto di pret-à-porter e le collezioni Grigio Perla e Occhi Verdi". In tutto questo contesto La Perla si appresta ad archiviare un difficile 2009 a quota 150/160 milioni di euro di fatturato, in calo del 10/15% sul dato del 2008. "Quello che sta per chiudersi è stato un anno veramente difficile soprattutto per quanto riguarda il wholesale. Il nostro fatturato è generato per il 45% in Italia e per il 55% all'estero ed i nostri due paesi di riferimento, nei quali siamo operativi con filiali, sono gli Usa e la Spagna, entrambi fortemente colpiti dalla crisi economica mondiale. Nonostante il difficile momento guardiamo con un cauto ottimismo al futuro e contiamo, già nel 2010 di poter recuperare terreno. Ad oggi i primi segnali sono positivi tanto che stiamo registrando, dopo anni, una crescita dei volumi che ci porta a stimare, nonostante il perdurare della crisi, una possibile crescita nell'ordine del 5/10%". Una stima che fornisce fiducia anche se i problemi restano. La Perla, entro fine anno, metterà, infatti, in cassa integrazione circa 400 dipendenti sui 1200 totali. "La riduzione di posti di lavoro è una triste, ma necessaria conseguenza per un'azienda che dal 2002 (quando il fatturato era di 250 milioni di euro) ad oggi (150 milioni) ha perso circa il 40% del suo turnover. Il piano che stiamo mettendo in atto mira, però, ad attuare un rapido recupero sia economico che di posizioni di mercato. In questa fase abbiamo scelto di andare incontro alle difficoltà dei consumatori rivendendo in maniera decisa i nostri pricing che mediamente subiranno una riduzione di circa il 20/25%. Il tutto senza perdere nulla in fatto di qualità poiché continueremo a puntare su un prodotto di eccellenza realizzato per i 2/3 in Italia". Nel frattempo prosegue il piano di espansione del retail che entro fine anno vedrà crescere gli attuali 100 punti vendita monomarca (diretti ed in franchising). Sono infatti già in calendario tre nuovi opening a Hong Kong, Singapore e Malibù. "Le aperture di nuovi punti vendita sono assolutamente strategiche per poter sviluppare al meglio i mercati. Continuiamo a credere nelle potenzialità del mercato statunitense, seguiamo con attenzione lo sviluppo in Asia e, per il 2010 abbiamo un piano di sviluppo articolato sulle aperture di shop in shop all'interno dei department store capaci di creare una forte brand awarness". A livello economico, infine, grandissima attenzione è riservata alla crescita dell'EBITDA che dovrebbe raggiungere i 10 milioni entro fine anno. "Il margine operativo lordo è oggi un elemento molto più importante del fatturato e i nistri sforzi sono tutti indirizzati al suo miglioramento. Fortunatamente la priorità di JH Partners è quella di creare delle buone e sane fondamenta per gestire in maniera sana e produttiva lo sviluppo del marchio nel futuro".