MI MILANO PRÊT-À-PORTER Autunno/Inverno - Fall/Winter 2010/2011
DEAD MEAT
Autunno/Inverno - Fall/Winter 2010/2011








LETTERA ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL GENTILISSIMO CLIENTE

1. DEAD MEAT
Caro Cliente (o Giornalista)**,
mio unico*, mio caro, mio tesoro che amo per sempre. Qui siamo bloccati dalla neve, morti, tetri, dannati; c'è Nancy con la voce da hockey che si rallegra con pentole e fornelli in cucina, e mio padre che trema e geme dappertutto, gridando forte quando il cane (il cane di Nancy) geme, piangendo, disperandosi. Mia madre, in ospedale, con la gamba steccata sospesa al soffitto con un peso di 300 libbre e parla...Mio tesoro, ti amo.
Ti ho amato, se possibile, più che mai in vita mia, e ti ho sempre amato. Quando sei uscito...*

*1a- Corregge e sostituisce <<Caro Cliente>> con <<Caitlin>>
*1b- (Per la Stampa) Da qui in poi, il testo fa riferimento principalmente al cliente e tutto l'impianto retorico poggia su questo assunto. Dunque tu\lei giornalista troverà il
testo per certi versi inappropriato, anche se, considerando il tipo di relazione (basata sul tentativo di vendere qualcosa) che un azienda che produce e vende qualcosa instaura con il proprio interlocutore putativo, da un certo punto di vista, non lo è. Più in generale, si potrebbe dire che tutte le relazioni lavorative si basano tacitamente su questo meccanismo e un espressione gergale come vendersi bene rivela una verità - in un certo senso crudele - assoluta che trascende le sole relazioni lavorative e si applica a tutti le logiche interelazionali.
*2- Corregge e sostituisce tutte le desinenze di genere maschile con desinenze di genere femminile.
*3- Dalla Lettera a Caitlin Thomas, del Gennaio (o Febbraio) del 1948, Blaen Cwm, Llagain ( Dylan Thomas, Lettere d'amore, ed.Guanda)

2. PROBLEMI DI ETICA BLANDA CHE ATTANAGLIANO ALCUNI DEI NOSTRI CREATIVI E IL PROPRIETARIO (MA NON IL RESPONSABILE ALLE VENDITE) DI DEAD MEAT
La seguente parte è Facoltativa, e vale la pena leggerla solo se pensate che ne valga davvero la pena. E' tautologico, ma serve ad esprimere l'accessorietà profonda che il contenuto riveste rispetto alla forma (aka La Moda) e soprattutto al fine (aka La Vendita). Se avete poco tempo e non vi piace leggere, saltate e andate direttamente alla parte scritta in rosso al paragrafo 4: "LA STAGIONE E' ANDATA MALE, LA GENTE NON HA SOLDI, I BUDGET LIMITATI; PER QUALE RAGIONE DOVREI COMPRARE DEAD MEAT ?

Dead Meat è la nuova gemma dell'industria della moda. Il fiore all'occhiello. La pietra angolare di un sistema nuovo che sta nascendo per sostituire quello vecchio e scricchiolante della moda vuota: Dsqua***, D**** & Gab**** e molti altri.
L'arte e la comunicazione si uniscono e scelgono come mezzo espressivo la moda.
Dead Meat utilizza la t-shirt per fare arte. E' un passo verso una riappropriazione prometeica di valori umani nel mondo vuoto ed effimero dell'abbigliamento. E' il disperato tentativo umanista che chiede una tregua alla crudeltà divina nei confronti di Sisifo (il padre di Ulisse, un tizio che finì nell'Ade perché aveva tentato di ingannare gli Dei varie volte, la cui gabola più grossa fu da morto, riuscire a tornare in vita e, tornato in vita, riprendere in mano le redini della situazione in qualità di tiranno).
Abbassando un po' il livello dei riferimenti ma con tono ugualmente magniloquente: "Dead Meat svela il vuoto essenziale della moda e lo fa con l'aggressività spontanea della t-shirt".
Con riferimenti biblici: "Dead Meat cerca di comunicare l'insegnamento di S.Paolo sulla via di Damasco, svolgendo una severa autocritica al mondo della moda in uno dei momenti di crisi economica mondiale peggiori degli ultimi decenni."
Questi potrebbero essere alcuni inizi "classici", incipit esasperatamente retorici e magniloquenti di tipo compensativo che stanno alla mancanza di contenuti come una corvette sta a un pene piccolo. Riempiono cataloghi, flier, folder, depliant informativi, sono presuntuosi, magniloquenti e vuoti. Sono di solito caricaturali. Insomma un mucchio di stronzate. Chi leggerà questa lettera di presentazione è presumibilmente il proprietario-buyer o solo buyer di un negozio che questa lettera di presentazione dovrebbe indurre ad interessarsi al brand in questione: cioè Dead Meat.
Generalmente un brand di abbigliamento nuovo che vuole vendere deve riuscire a suscitare un interesse che riesca a scalfire la dura corazza della noia del buyer che si trova ogni stagione a doversi trascinare in giro per fiere e showroom a visionare migliaia di prodotti tutti uguali (o simili). Il buyer che percorre questo viaggio in un mondo tra i più laidi e decadenti al mondo (immaginate le atmosfere del Pasolini più truce, unite il calore umano della borghesia di Bunuel e aggiungete il sincero spirito filantropico di Predator o del T-1000 di Terminator 2: il giorno del giudizio) e a doversi relazionare con addetti ai lavori che cercano di fingere di rendere l'agonia e lo spleen il meno dolorosi possibile (ma il cui fine è la vendita) ma la cui difficoltà umana non fa altro che rendere sorrisi e strette di mano psichicamente temporaleschi; poi ci sono le telefonate, la frequenza delle telefonate, che tende a trasformare i suddetti buyer in -più o meno temporaneamente- Schizofrenici e talvolta bisognosi di alcaloidi più o meno naturali. Alla fine, succede che il dolore psichico generale di tutti gli astanti è quanto mai splendidamente caleidoscopico .
Questa è una prima premessa che funge da contesto.
Dead Meat non si propone di criticare il sistema di riferimento, dal momento che Dead Meat non è ancora (per voi che leggete e non ne avete mai sentito parlare e avete a che fare con un numero imprecisato a due o tre zeri di brand nuovi ferocemente sgomitanti) un cazzo. Che poi il sistema di riferimento abbia qualcosa che non va, l'ultima crisi (quella che sta facendo danni paragonabili a Godzilla al quadrato ma che forse avrà l'effetto etico-educativo di fare riflettere sulla parola "valori" - generalmente quella parola suona a chi lavora nel Mondo Della Moda come il sermone di un prete; eravate bambini e la mente si era ormai elevata ben al di sopra ed era già sul campo da calcetto, cinquanta metri in obliquo in linea d'aria oltre le finestre con vetri doppi dell'aula dell'oratorio della Vostra vecchia parrocchia -.) parrebbe sussurrarlo in punta di piedi.
Detto questo, parliamo un po' di cos'è e cosa fa realmente Dead Meat.
Il brand nasce un po' di tempo fa. Il perché non è molto interessante, diciamo, tanto per soddisfare la curiosità voyeuristica che accompagna sempre qualcosa che altrimenti sarebbe vuoto e superficiale, che è la deriva di uno studente che, abbandonata Medicina, ha deciso che fare t-shirt era l'unica cosa che avrebbe potuto consentirgli di fare una vita decorosa; nonostante il suddetto fosse consapevole che questa sua scelta lo farà passare dalla condizione di "Figlio primogenito prediletto" ad "Apostata semi-reietto" che ripudiato il mondo semiperfetto della Carriera Universitaria (azimut assoluto della società, fucina della progenie di oscuri e decaduti massoni) ha scelto di prostituirsi nel mondo dell'effimero par excellence.
Dead Meat significa Carne Morta. Non sarebbe corretto sostenere che Dead Meat è "la semplificazione del titolo del romanzo Naked Lunch di W.Burroughs; è più onesto affermare che in quel periodo stavo leggendo in modo ossessivo autori beat e dopo aver scritto di getto una filastrocca in stile Tim Burton che faceva così "Dead Meat of Poisoned Kids, Take inside breath, Don't fall asleep", mi sono reso conto del fatto che Dead Meat era in fondo l'oggetto del Naked Lunch di Burroughs. Che la cosa sia in un certo senso idiota, ne sono consapevole ma la verità è che nell'arte, generalmente, e quindi ancor peggio nelle incursioni-saccheggio della moda nel mondo artistico, le cose sono quasi sempre vuote-davvero vuote da un punto di vista concettuale non fosse per alcuni sedicenti critici che importano tutto quello che hanno imparato di storia dell'arte-rudimenti-di-psicologia-e-altra-roba-generlamente-in-campo-genericamente-umanistico.
La critica d'arte usa un linguaggio nebuloso, argomentazioni tanto farraginose quanto pericolosamente incontestabili, su un piano logico assurde e quasi sempre fastidiosamente iper-autoreferenziali. In altri termini la Critica d'Arte potrebbe apparire come l'incubo post-mortem di Wittgenstein e la ragione per cui nutro un odio viscerale nei confronti dei critici, di molti artisti e amo David Foster Wallace*.

*E' un autore culto. E' morto da poco e la cosa, nel bene e nel male, ha prodotto un discreto interesse mediatico (nelle librerie sono spuntati gli altarini, copie di sue opere difficili da reperire erano state misteriosamente riassortite etc.) e ovviamente ha creato, relativamente ai limiti e alle caratteristiche del medium - la scrittura - e del pubblico - chi legge -, le condizioni per una mitizzazione in stile Kurt Cobain. Tutto questo è una precisazione scritta in nota in stile, per l'appunto, Foster Wallace ed è forse, tutto sommato, non particolarmente interessante; ciò che è interessante sono le seguenti letture consigliate in ordine, più o meno, cronologico:
• La scopa del sistema (Fandango)
• La ragazza con i capelli strani (Minimum Fax)
• Infinite Jest (Einaudi)
• Brevi interviste con uomini schifosi (Einaudi)
• Il rap spiegato ai bianchi (Minimum Fax)
• Tennis, Trigonometria e Tornado (Minimum Fax)
• Tutto, e di più -Storia compatta dell'infinito (Codice)
• Oblio (Einaudi)
• Considera l'aragosta (Einaudi) e purtroppo nient'altro...


3. SPIEGAZIONE DEL NOME DEL BRAND IN QUESTIONE, CIOE': DEAD MEAT
Ovvero: dovete sapere che William Burroughs era uno studente gay (cosa fondamentale) di Harvard e laureatosi in antropologia con ottimi voti prese (è una semplificazione orribile ma non posso pretendere che abbiate voglia di leggere trenta pagine introduttive che parlano di letteratura per un brand d'abbigliamento) a fare uso di eroina. Nel mentre iniziò a scrivere un sacco di cose. Appunti e racconti allucinati e visionari con roba tipo mostri succhia sangue, moscibecchi sodomiti e droghe ricavate da centopiedi. A quei tempi a San Francisco c'era un gran casino e stava nascendo quello che sarebbe poi diventato il movimento Beat. Un certo Jack Kerouac prese gli appunti di Burroughs e gli disse "Cazzo, facci un libro. Si chiamerà Pasto Nudo (Naked Lunch). E si fece questo viaggio: il pasto nudo è il momento raggelato in cui ti rendi conto che quello che è conficcato sulla tua forchetta è un pasto nudo. E' la metafora esistenziale della società americana, è la droga amniotica sotto forma di intrattenimento televisivo. La televisione rende tutta la società passiva. La gente subisce i media e li metabolizza, li ingerisce istintivamente proprio come si mangia un pezzo di carne. E la carne è carne morta. Solo che quando mangi non ci pensi. Mangi e basta perché hai fame. E' un bisogno soddisfatto. Punto. Dead Meat. Carne Morta.
E' un deficit di riflessività. Sulla questione ci tornerà in modo molto più rigoroso e scientifico un gruppo di studiosi europei che rispondono al nome di "Scuola di Francoforte". Ma non è questo il luogo in cui parlarne.


4. "LA STAGIONE E' ANDATA MALE, LA GENTE NON HA SOLDI, I BUDGET SONO LIMITATI; PERCHE' DOVREI COMPRARE DEAD MEAT?
Intanto siamo nelle più belle boutique d'Italia tipo (e li cito alla rinfusa senza rispettare l'ordine alfabetico non per sminuirne alcuni. Prendetevela con Freud o con i miei neuroni) Antonioli, Tea Rose, Penelope, Cose di Prevedello, Aglaja, Space, Barrow, Alta Moda etc. E questo è un primo punto. Il funzionamento (livello 1), a quanto mi hanno spiegato (sono un neofita dell'ambiente), è in apparenza (livello 1, per l'appunto) abbastanza semplice; cioè succede che se entri in questi templi della moda italiana (poi bisogna fare lo stesso all'esterno con L'Eclaireur, Colette, Maxfield, Minority Rev, The Corner etc.), poi succede che a cascata tutti i negozi di secondo piano si interessano a te e poi quelli di terzo piano e se il prodotto ha un buon sell-out e l'azienda (Noi) ha le spalle abbastanza forti per reggere l'aumento di fatturato, l'ampliamento strutturale e riesce ad investire sulle persone giuste, si diffonde un po' ovunque e diventa ovviamente più mainstream, istituzionale e (mia grande paura) più banale. Succede spesso che i proprietari di brand che seguono questo iter fortunata subiscano quello che nell'antica Grecia era l'ira degli Dei per aver peccato di (parola greca) Ubris, che è un po' come fare uno sgarro pesante a un boss e tentare di scavalcarlo rubandogli la donna (quello che fa Tony Montana quando fa le scarpe a Frankie e gli ruba Michelle Pfeiffer, Tony "The world is yours" Montana, che guarda caso è l'idolo di molti di questi omarini visceralmente vuoti e spiritualmente sfortunati), solo che gli Dei hanno molto più il senso dell'umorismo di un mafioso russo e ti puniscono con un eleganza metafisica che ha quasi sempre il retrogusto materno del "te l'avevo detto ma non mi ha ascoltato".
E' giunto il momento di argomentarvi in modo socratico, cioè chiaro e ineccepibile, le ragioni per cui comprare Dead Meat:
1) Da un punto di vista qualitativo le nostre cose sono, onestamente ben fatte, magari non al livello di Prada o Gucci o YSL o (forse l'unico che fa le cose davvero bene) Lanvin, e da un punto di vista grafico direi davvero, davvero buone. In più siamo veramente giovani. L'uomo più vecchio del team ha ventisette anni e guarda caso è il Responsabile alle Vendite. 
2) Contenutisticamente abbiamo (per citare la maggior parte degli addetti ai lavori in cui siamo incappati) "qualcosa da raccontare" e questo è quello che (cito) "è il valore aggiunto"; in altre parole: abbiamo la velleità di comunicare dei contenuti e indurre il cliente ad interessarsi alle nostre fonti d'ispirazione per due ragioni. La prima è la più pura ed è perché abbiamo l'illusione perentoria di migliorare le cose (è un po' puerile, ma visto che siamo giovani vogliamo essere giustamente un po' illusi); la seconda, più bieca, è perché è proprio nei contenuti che consiste il potere commerciale del brand. Dead Meat attinge a piene a mani da un sacco di cose e lo fa davvero con cognizione di causa (se sappiamo diciamo, se non sappiamo evitiamo di fare una t-shirt con delle stronzate incartate come uova di pasqua con cellofan-con-colori-acidi-crepitanti-argentati del tipo Marlon Brando, Bukowski, Iggy Pop e affini).
2.1) I "Contenuti": è un'espressione che significa qualcosa di realmente importante. Il fatto è questo: nel Mondo della Moda, i contenuti sono al contempo una perdita di tempo e uno strumento per non annoiarsi e trovare cose sempre nuove visto la velocità frenetica di cambiamento imposta dal sistema. Problema: nel Mondo della Moda, e questo è chiaro, perdere tempo significa perdere Denaro e questo è davvero inaccettabile per il Mondo della Moda. Ma forse in realtà il Mondo della Moda è diviso in persone che amano la Moda e persone che amano i Soldi. Solo che alla fine, per soddisfare entrambi, si creano delle idiosincrasie che mandano a puttane tutto e rendono gli addetti ai lavori bisognosi di alcaloidi e affini. E' una semplificazione ma è, ne siamo certi, Vero. Il cambiamento serve a vendere di più per creare un bisogno nel cliente, per obbligare il cliente a ritenere le proprie cose "vecchie" e ad avere bisogno di cose "nuove". I "Contenuti" sono, nel Mondo della Moda, una fonte a cui attingere (su un piano economico) e allo stesso tempo (su un piano umano-interpersonale) un modo per apparire non-vuoti e interessanti e (ecco di nuovo la parte commerciale-economica che fa capolino) fighi, quindi validi in un mondo che non si vergogna, anzi si vanta di valutare tutto in termini di efficienza (costi-opportunità). Il punto è che (forse, a questo punto dell'argomentazione il sottoscritto ha dubbi circa la sua integrità) Dead Meat ama davvero i "Contenuti" e crede fermamente che la Moda possa essere un ottimo pons asinorum (scorciatoia) per fare comunicazione letteraria, cioè contenutistica, evitando di sembrare polverosi e secchioni. E', ipso dicto, una specie di missione umanitaria e voi potreste essere partecipi di questo, magari guadagnandoci anche (il che forse priverebbe il gesto di parte del suo contenuto, ma diciamocelo*, meglio così che niente). Forse. 
* E' la parte più scricchiolante di tutto il ragionamento ma il sottoscritto e Dead Meat non riescono a risolvere il problema in modo meno semplicistico.
3) E concludo. Queste sono le uniche cinque righe e mezzo che, per un rispetto base, vi chiedo di leggere. Tutto il resto è in un certo senso, accessorio, o perlomeno lo è se non siete realmente degli amanti della Moda e dell'Arte in genere. Dead Meat è un progetto italiano e ha davvero intenzione di provare a creare una controcultura edificante che migliori le cose, vorrebbe davvero provarci. E poi una t-shirt costa poco più di venti euro. Istruzione per l'uso (per essere un po' migliore) comprese nel prezzo.


5. IL TEMA DELLA COLLEZIONE E' "IL DANDY"; QUANTE COLLEZIONI SONO GIA' STATE DEDICATE A QUESTO PERSONAGGIO (tra parentesi -per l'appunto- il dandy non è un personaggio ma una semplificazione della figura dell'intellettuale a cavallo tra otto e novecento, una figura storica ricca e complessa, per molti versi, mancando la forma mentis e il contesto, incomprensibile; come tutte le figure metonimiche è incompleta, forviante se presa alla lettera. Per il sottoscritto particolarmente antipatica, dal momento che ha l'effetto (va beh, è normale, vale per ogni mito ma per questo, in particolare, a mio avviso), calata nel contesto odierno, di creare autentiche macchiette vuote e sprezzanti che invece di capirne il senso che sta nel dolore intimo e incomunicabile, nella concetto di "dolore solipsistico", ne assumono i modi senza i contenuti pervertendo l'ordine naturale delle priorità e trasformando i sinceri (tipo il sottoscritto non si fosse capito che è un'apologia) appassionati di letteratura non nerd-toporagneschi, non-unti e socraticamente sprezzanti del frivolo, automaticamente in macchiette altrettanto oleografiche-pneumaticamente vuote-antipatiche. Non ci posso fare niente. Sì, chiedetevi pure perché cazzo dovrebbe interessarvi delle mie pare esistenziali, ma il fatto è che di dandy negli strokes, in pete doherty e in altri gruppi dai nomi evocativo-cervellotico-provocatorio che hanno qualche legame obliquo con il kraut rock, con il post-punk e la new wave e altre scene musicali fighe, non c'è un emerito Nulla. Il Nulla, il Vuoto inteso come Negazione dell'ente. Sì, proprio Heiddegger.) ?????????
Della collezione, magari ne parliamo di persona nello showroom, ok?


6. RINGRAZIAMENTO ALLE MUSE
Chi ha scritto quello che avete letto è un sincero appassionato di David Foster Wallace, di letteratura, quella vera "con cui cerchiamo di scalfire oceani di ghiaccio dentro di noi", tanto per citare Kafka, di Arte e di Filosofia. In generale per quanto mi riguarda, per quanto suoni retorico, di esseri umani. Sono un umanista, in poche parole, (lo dico in modo meno teatrale di Al Pacino ne "L'avvocato del Diavolo" ma in modo credo più sincero, forse... trattandosi del Diavolo in quel caso...) e l'autore che è ricorso in modo ossessivo in questa lettera di presentazione è la base radicale di Dead Meat, un uomo (prendendo spunto dalla quarta di copertina del saggio L'infinito e più - cosa dannatamente postmoderna - in cui parla di un suo insegnante) che quando parla di qualcosa, parla veramente con te e di cui tutto quanto vi è di buono in Dead Meat è solo una pallida e benintenzionata imitazione. Grazie.