Una boutique a New York, l'ingresso in società con il partner cinese e un serrato piano di aperture spalmate in tutto il mondo. E' attraverso una strategia d'attacco che Piero Iacomoni, titolare di Monnalisa, intende affrontare il difficile momento economico mondiale. Spinto da un fatturato aziendale da 30 milioni di euro e da una stima 2009 che prevede un +9% in numero di capi
"La crisi si vince aggredendo il mercato". Parola di Piero Iacomoni, proprietario di Monnalisa, azienda aretina specializzata nella produzione e distribuzione di abbigliamento per bambini che, in occasione dell'ultima edizione di Pitti Bimbo ha fatto sfilare le sue girls all'interno dell'esclusivo parco del Hotel Four Seasons di Firenze (foto). "Lo scorso 9 luglio abbiamo inaugurato la nostra prima boutique newyorkese di 100 metri quadrati sulla Third Avenue nell'esclusivo Upper East Side. Una scelta coraggiosa, in un momento di crisi come quello attuale, ma assolutamente in linea con la mia idea che è quella che, per superare la fase di stallo è necessario investire ed innovare". Una scelta che vede l'azienda fondata nel 1968 proseguire nel serrato piano di aperture di nuovi corner e punti vendita in tutte le aree del mondo insieme a partner/clienti capaci di credere nel progetto del brand. "Abbiamo appena acquistato il 30% del nostro partner cinese e abbiamo siglato un accordo che ci vedrà aprire corner inside the shop e nei Department Store Paragon di Singapore. In questa fase stiamo concentrando le nostre risorse su Far East, Giappone e Usa, realtà che crediamo, se ben gestite, possano fornirci ottime soddisfazioni". Una strategia spinta da un 2008 in crescita del 17% chiuso a quota 30 milioni di euro e da una stima 2009 di un ulteriore incremento del 9% in numero di capi. "In momenti come quelli attuali è assolutamente necessario credere in quello che si fa senza farsi condizionare dal mercato ove, proprio adesso, possono nascere, per aziende sane e con voglia di andare vanti investendo nel proprio business, ottime occasioni". Occasioni da cogliere soprattutto nello sviluppo delle piazze estere perché l'Italia, paese che per Monnalisa rappresenta circa la metà del 58% del turnover generato nel mercato domestic (l'altra metà è prodotta nella Vecchia Europa) secondo Jacomoni "ha paura e rimane ferma anche se in questa fase dovrebbe spingere al massimo".