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NEW BRAND
Dead Meat. Il giovane brand made in Italy al via con la prima collezione dedicata alla donna

MODAONLINE - Alla domanda relativa a quando e come è nata l'idea di lanciare una linea donna, rispondono con un classico del jazz cantato da Ella Fitzgerald, spiegando che l'ispirazione arriva da "il mondo e la sua evoluzione, il presente, la bellezza e la sua mancanza". Distinto sin dalla sua nascita per un mood anticonvenzionale e fuori dagli schemi, Deat Meat è il brand tutto italiano guidato da Giovanni De Pol ed un team di altri sei giovani dislocati tra Modena e Milano, oltre che uno dei nuovi talenti selezionato tra i finalisti dell'ultima edizione di Who is On Next? a Pitti Uomo. Presente oggi in rinomate boutique quali Luisa via Roma a Firenze, Dantone a Milano e Penelope a Brescia, ma anche Barneys a Tokyo, H Lorenzo a Los Angeles, Pool a Monaco e tra gli altri ancora Blackjack a Bangkok e The Library a Londra, il brand ha lanciato così la sua prima collezione dedicata alla donna, presentata durante l'ultima settimana della moda milanese: 35 modelli e oltre 80 capi dedicati a icone pop-contemporanee che si muovono tra richiami al mondo di Beverly Hills uniti ad ispirazioni fiamminghe e fiori di Bruegel. "La donna DM è una donna moderna, consapevole del proprio corpo, cosciente dell'utilizzo dell'abbigliamento come mezzo per affrontare ed enfatizzare i propri limiti - spiegano dal team Dead Meat - Non è necessariamente una donna forte o esuberante, ma una donna del nostro tempo, contraddittoria, tecnologica, psicologica. Pensiamo ad una donna del futuro, ma che vive nel presente". Un brand che si racconta attraverso le suggestioni della "brughiera" modenese con continui richiami alla musica, ai libri, e alla storia della cinematografia, e che ha come obiettivo 2011 quello di aprire una sede collaterale a Parigi. "Dead Meat cresce quotidianamente prendendo coscienza del terreno su cui si muove e dei mezzi che possiede, come un bambino - conclude il fondatore - La volontà è quella di riuscire ad arrivare a sempre più persone nella misura in cui l'abbigliamento è un mezzo potentissimo di comunicazione, e i contenuti della comunicazione che facciamo non sono altro che descrizioni critiche del mondo in cui viviamo. Dire che Dead Meat non è un brand d'abbigliamento ma un progetto di comunicazione e una factory è pretenzioso, ma per noi che lo viviamo quotidianamente, che lavoriamo come una factory, cercando di definire criticamente perché quello che facciamo, il come lo facciamo e con che obiettivo lo facciamo, è diverso: crediamo che sia corretto dire che stiamo cercando di costruire un'ecosistema il più indipendente possibile". 

 

Marta Stella

venerdì 22 ottobre 2010