MODAONLINE - Il rallentamento del secondo semestre del 2011 non è paragonabile alla recessione del 2009. E' questo il punto di partenza dell'intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa San Paolo, al convegno “Moda & Lusso: la sfida della crescita dimensionale” organizzato da Pambianco, tenutosi oggi al Palazzo della Borsa di Milano. “Oggi assistiamo ad una forte disparità di crescita nelle diverse aree geografiche – spiega De Felice – e le maggiori difficoltà si concentrano nei paesi più maturi prima fra tutti l'Europa. Ciò ci porta a stimare un 2012 in forte rallentamento nella zona euro con una previsione dello 0,6% per la variazione media annua del PIL”. Tale stima sconta da un lato una domanda estera che, pur continuando a sostenere le esportazioni dell'area euro, sarà inferiore a quella del 2010 e del primo semestre 2011 e dall'altro un freno alla crescita dovuto alla politica fiscale che ha già adottato provvedimenti correttivi pari all'1,6% del PIL nel 2011, all'1,1% nel 2012 e allo 0,6% nel 2013 a cui andranno sommate le ulteriori correzioni che avverranno nel prossimo biennio. A ciò si sommano le ripercussioni delle tensioni finanziarie sull'economia reale ed una perdurante incertezza che spingerà le famiglie e le imprese a rimandare a momenti migliori i piani di spesa. Per quanto concerne l'Italia la situazione economica sarà fortemente condizionata dalla crisi internazionale di fiducia nei confronti del debito pubblico che, obbligando ad un'accelerazione del processo di riduzione del deficit, produrrà effetti depressivi sulla domanda interna. La variazione del PIL sarà, quindi, leggermente negativa. I consumi saranno, infatti, penalizzati dal calo dell'occupazione e dalla riduzione del reddito causata dall'aumento delle imposte indirette e delle tariffe. A livello mondiale gli USA mostrano una dinamica migliore rispetto agli altri paesi industrializzati tanto che i consumi dovrebbero crescere tra il 2 ed il 2,5% nel 2012 grazie alla FED che, nell'anno pre elettorale, immetterà nuova liquidità nel sistema e ad una politica fiscale non restrittiva. La Cina, dopo un aumento dei redditi nominali particolarmente marcato nelle aree rurali che hanno portato a un'accelerazione dei consumi pro-capite nei primi tre trimestri del 2011 mostra una decelerazione delle vendite al dettaglio. Le stime 2012 parlano, comunque di una lieve ripresa dei consumi. La Russia, grazie alla favorevole congiuntura del mercato delle materie prime mette, a segno una crescita del PIL del 4% nell'anno in corso e stima una crescita del 3% per il 2012. Preso atto di tutto ciò l'unica strada percorribile per le imprese della moda italiana pare essere quella di spingere, in maniera assolutamente decisa, verso un'internazionalizzazione sempre più decisa. Il sistema, infatti, dopo il periodo gennaio-agosto chiuso con un aumento del fatturato pari al 7,2% dovuto soprattutto alle ottime performance delle esportazioni (cresciute del 13,9% nel periodo gennaio-luglio) sta vivendo un fine anno fortemente penalizzato dal rallentamento dell'economia internazionale oltre che da una brusca frenata dei consumi interni. L'analisi dei mercati di maggior sbocco, che vede le esportazioni crescere del 28,3 % verso la Cina del 21,2% verso Hong Kong e globalmente del 18,3% verso i paesi extra UE27, porta a spingere le imprese verso questi difficili territori per affrontare i quali è necessario essere ben strutturati. Le analisi dei bilanci 2010 di un ampio campione (circa 7.000 aziende) di imprese del settore ha messo in evidenza che circa il 25% di esse sono in perdita ed ha evidenziato che le realtà più in crisi sono quelle di piccola e piccolissima dimensione. Il ROI delle imprese è risalito al 5% (dal minimo del 4,3% toccato nel 2009) ma è ancor ben lontano dal livello pre-crisi. “A fronte di tutto ciò la via dell'esportazione, soprattutto verso i mercati emergenti, è, indiscutibilmente, la principale opzione per crescere e migliorare i livelli di redditività. Ma tali mercati sono sì ricettivi, ma solo verso prodotti di alta qualità che appartengono alla fascia dei beni di lusso. E' chiaro, quindi, che la dimensione aziendale, che può garantire alla struttura la possibilità di affrontare i costi connessi al processo di internazionalizzazione, di innovazione e di marketing, diventa sempre più una variabile chiave capace di garantire alle imprese sopravvivenza e sviluppo”.