MODAONLINE - Il messaggio che si evince dal congresso Pambianco “Moda & Lusso” è chiaro: “La dimensione aziendale – come dichiara De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo - diventerà sempre più una variabile chiave per poter affrontare i costi connessi alle strategie di internazionalizzazione, di innovazione e marketing delle aziende italiane”. In Italia si contano, infatti, circa 70.000 imprese che mettono in moto una forza lavoro di 700.000 addetti. La media di quindi 10 dipendenti per ciascuna azienda parla chiaro: quando si afferma la necessità di diventare grandi (dimensionalmente) ci si riferisce alla stragrande maggioranza delle realtà. Un tempo la dimensione piccola delle nostre imprese è stata la forza del nostro Paese poiché gli ha permesso sconfiggere le avversità economiche tramite il lavoro individuale ma su più fronti. Ma i tempi cambiano e occorre aggiornare anche i rimedi per sconfiggere i mali. All’innovazione, all’internazionalizzazione e alla crescita occorre, oggi, aggiungere “tre parti su cinque di dimensione”, afferma Gaetano Micciché, Direttore Generale Intesa Sanpaolo, facendo un paragone con una ricetta di cucina. Una delle tre strategie che le piccole imprese possono intraprendere è quella di aprire il loro assetto societario ai fondi. Questo sistema, che consiste nel far “fronte comune” ed unire le risorse economiche di più imprenditori in un progetto aziendale condiviso, può essere la via d’uscita alternativa alla quotazione in Borsa e al “fai da te” (modello Luisa Spagnoli). E’ l’esempio di Stroili Oro, la più grande catena di oreficerie d’Europa nata dalla fusione di cinque gioiellieri locali. Oggi la società è partecipata al 65% da Investindustrial, insieme a 21 Investimenti, Intesa Sanpaolo e Wise Venture, e al 35% da L Capital e Erogon Capital. “Qualsiasi cosa deve essere rendicontata ai finanziatori – evidenzia Maurizio Merenda, CEO dell’azienda -. E’ questa la grande differenza rispetto a quando si era autonomi”. La missione dell’azienda è quella di internazionalizzare il brand e esportare in tutto il mondo il sistema di distribuzione diretta già avviato in Italia attraverso i 350 negozi monomarca della catena. Questo, da un lato per gestire le vendite senza intermediari, dall’altro per tenere sotto controllo la brand image. “Non c’era la necessità di vendere l’azienda – dichiara Andrea Ottaviano, A.D. di L Capital, riferendosi a Stroili Oro -. Si sono cercati partner che potessero finanziare l’impresa”. L Capital è un fondo di finanziamento europeo specializzato in brand di lifestyle e retail. Essendo un’emanazione diretta del big francese LVMH, ha un accesso esclusivo alle risorse del gruppo. E’ partner finanziario, tra gli altri, di Calligaris, Dondup e Pepe Jeans. Altro esempio di azienda che ha intrapreso questa strada è quello di Twin Set il cui A.D.
Tiziano Sgarbi ricorda che il ricorso ad un fondo era stato scelto dal gruppo Light Force SpA (che nel portafoglio possiede Twin-set Simona Barbieri, Scee by Twin-set, Liviana Conti e Luciano Padovan) per “sprovincializzare l’azienda e dargli un’impronta internazionale. Questo salto di qualità ci ha permesso di trasformarci da façonisti a brand autonomo”. Il vero scoglio da superare, per chi sceglie qiuesta strada, è quello dell’abbandono della “dittatura” in favore di una “democrazia” decisionale, che implica una trasparenza completa nei confronti degli investitori. Il modello autarchico, nel quale il proprietario omnia res era autosufficiente e doveva rendere conto solo a sé stesso, per le piccole aziende sembra non valere più e il problema vero è che “troppo spesso nelle aziende italiane i proprietari non accettano di limitarsi a fare i Presidenti, ruolo che ha un valore superiore a quello recepito”, come ironizza Guerra, A.D. Luxottica. Ma esiste anche una soluzione intermedia, esplicitata da Moreno Giurato, Presidente di Italservices (azienda che disegna, produce e distribuisce 11 brand tra i quali Met, Cycle, JFour). “Abbiamo dei soci finanziatori che ci permetteranno di chiudere il 2011 con un fatturato di 120 milioni di euro, ma siamo rimasti in autonomia decisionale per quanto riguarda la gestione delle aziende del gruppo”. E proprio in occasione del Convegno è stata annunciata la notizia che, dopo l’ingresso quattro anni fa del fondo Merchant Bank con una quota pari al 33%, l’azienda ha trovato un accordo con questo fondo per accompagnare il gruppo a una ristrutturazione finanziaria. “Abbiamo già pattuito il riacquisto delle azioni per il prossimo semestre – continua Giurato - e per il momento continueremo sulla nostra strada che è quella del consolidamento delle acquisizioni portate avanti in questi anni, tra cui quella di Nolita e Ra-Re”. Per ora l’azienda non valuta la possibilità concreta di quotarsi in borsa, ma non lo esclude. “Ci stiamo comunque preparando, simulando l’ingresso in borsa con la certificazione dei bilanci, l’adozione della carica di Direttore Generale, la gestione trasparente dell’azienda”.