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STRATEGIE
Sempre più estero nel futuro di Paul&Shark

Il marchio sportivo di lusso dopo un 2008 a quota 157 milioni di euro stima, per l'anno in corso, una contrazione di fatturato del 3/5%. Prosegue il piano di sviluppo focalizzato sui mercati esteri. Razionalizzazione, attenzione ai prezzi e investimenti in ricerca e logistica le linee guida dell'azienda per superare il momento economico

Una storia che affonda le sue radici nel lontano 1957, quella di Paul&Shark, azienda di Masnago (VA) che ha saputo, grazie all'impegno di tre generazioni della famiglia Dini trasformare l'iniziale maglificio in un brand sportivo di lusso che ha chiuso il 2008 con un fatturato di 157 milioni di euro in crescita del 5% sul dato del 2007. "La crescita della nostra azienda è direttamente proporzionale all'evoluzione del nostro prodotto e agli investimenti (circa il 5% del fatturato) che continuiamo a riservare alla ricerca - spiega Andrea Dini a Modaonline - proponendo al mercato capi altamente tecnologici ed innovativi interamente prodotti in Italia grazie ad una struttura che ci vede operare attraverso una tessitura interna alla nostra azienda che occupa circa 450 dipendenti a Varese e una produzione in outsourcing concentrata nel Nord Italia". Una scelta, quella di optare per una produzione 100% Made in Italy, che sta alla base del successo riscosso dal marchio soprattutto sulle piazze estere che generano circa l'80% del turnover globale. "La Cina, paese nel quale siamo presenti sin dal 1997 e ove operiamo attraverso un network di 60 negozi è il nostro paese estero di riferimento seguito dalla Russia dove siamo ben posizionati, ma dove abbiamo ancora ampie possibilità di sviluppo esattamente come in Medio Oriente, da Beirut a Dubai. Prestiamo moltissima attenzione anche ai nuovi mercati soprattutto a quella della fascia Nord Africana che stanno fornendo interessanti segnali primo fra tutti l'Egitto che ha tutte le potenzialità per diventare un vero e proprio mercato. Dall'altra parte dell'Oceano stiamo puntando sullo sviluppo in America Latina così come nelle località caraibiche". Un piano che punta, quindi, soprattutto sullo sviluppo delle piazze oltre confine senza, però, trascurare il mercato interno. "In mercato italiano è stabile e roccioso con l'unica eccezione delle località ad alto flusso turistico che hanno, purtroppo, visto calare il numero dei visitatori. La nostra strategia all'interno del nostro Paese punta sull'essere presenti con negozi monomarca nelle principali città e di prediligere, invece, il format dei corner nelle boutique di maggiore tendenza per quanto riguarda la provincia". Per quanto concerne l'anno in corso a causa della difficile congiuntura economica la stima parla di una contrazione di fatturato tra il 3 ed il 5%. "In un anno difficile come quello che stiamo vivendo è inevitabile prevedere risultati in calo. A livello interno stiamo prestando grandissima attenzione ai prezzi che, dopo gli aumenti costanti dei listini degli scorsi anni, stiamo cercando di mantenere stabili grazie ad una razionalizzazione dei processi produttivi concentrati soprattutto sulla logistica poiché un solo secondo risparmiato in questo campo si moltiplica sui volumi. A livello distributivo per ora non abbiamo modificato nessun piano esistente". Paul&Shark opera, attualmente sui mercati mondiali attraverso un network composto da 250 negozi monomarca (nella foto la boutique di Parigi), di cui 20 di proprietà, altrettanti shop in shop e una rete wholesale di 2.000 punti vendita di cui 400 in Italia attraverso la quale immette sul mercato una gamma merceologica completa all'interno della quale la maglieria, dna dell'azienda, rappresenta la quota maggiore di fatturato mentre la giubbotteria, seguita da camicie e pantaloni, fornisce le performance migliori. "Ad oggi non abbiamo siglato nessun rapporto di licenza e tutte le categorie merceologiche sono controllate direttamente da noi sia a livello di produzione che di distribuzione. Una scelta, questa, che ci consente di avere un controllo a 360 gradi sul nostro prodotto e sulla sua diffusione che per ora per noi rimane una scelta fondamentale".

Cristina Mello-Grand
domenica 26 luglio 2009