Anche se parziali, a poche ore dalla chiusura dell'ultima giornata del salone, i dati sull'affluenza della 79a edizione di Pitti Uomo mostrano una chiara crescita sui buyer internazionali (+9%) e una presenza diffusa a tutti i livelli, dai concept stores alla grande distribuzione di fascia alta. "Il Pitti Uomo si conferma la fiera di riferimento per il segmento della moda maschile più vocata al prodotto e alla qualità - ha dichiarato Roberto Falchi, espositore, amministratore delegato del marchio Boglioli -. L'atmosfera di questi giorni è più positiva e propositiva della scorsa sessione di giugno, ancora affaticata dal down del 2009, e negli stand c'è un gran movimento. Trovo inoltre molto importante il fatto che Pitti Uomo non sia soltanto evento fieristico ma un vero e proprio set di eventi tra moda, arte e cultura sia in fiera che in giro per Firenze, città davvero unica". Confermato nel complesso il risultato della scorsa edizione per quanto riguarda il numero complessivo di intervenuti, con circa 23.200 compratori, di cui quasi 7.700 esteri, per un totale di oltre 30.000 visitatori. Un clima positivo anticipato dagli ultimi dati economici del settore. "Questo Pitti Uomo è riuscito a portare un feeling assolutamente positivo - ha dichiarato Nickelson Wooster, buyer, Men's Fashion Director di Neiman Marcus, New York - : qui ho avuto la sensazione che anche il mercato si stia lentamente rialzando, e ho trovato un'offerta di collezioni ancora più bella e di qualità rispetto alle precedenti edizioni". L'analisi dell'affluenza per paese attesta la leadership alla Germania, accompagnata dalle crescite a doppia cifra del Giappone (+23%), della Spagna (+17%), della Gran Bretagna (+27%), della Francia (+11%), della Turchia (+20 %), della Corea del Sud (+24%) e della Russia (+40%). Buoni risultati anche da Brasile, Medio Oriente e mercati emergenti, con Cina e India sostanzialmente stabili. "E' la mia prima volta al Pitti Uomo e l'esperienza è esaltante - ha dichiarato Gabriel Valle, buyer, Brasile -. Nel mio paese sono ancora pochi gli store che fanno scelte mirate a scoprire marchi giovani, freschi e di tendenza. Mi sono approcciato a questo mondo ricercando la qualità del Made in Italy, in nomi non ancora troppo conosciuti". Ancora in calo, seppure di poco, la presenza dei compratori italiani, la cui presenza è stata comunque considerata dagli espositori un segnale positivo. "Sono orgogliosa di Pitti Uomo, per tanti motivi: perché è in Italia innanzitutto, è una fiera ben leggibile, coordinata benissimo, i settori sono ben divisi e la scelta degli espositori nei diversi padiglioni è congruente - spiega Elisabetta Giannini, buyer di Cose (Cremona) -.Si riesce a lavorare facilmente grazie anche al nuovo layout: l'apertura degli stand crea un contatto immediato con il prodotto, gli allestimenti sono ancora più curati e rappresentano una vetrina istantanea delle collezioni".