MODAONLINE - Un'edizione, quella di Pitti Immagine Uomo svoltasi a Firenze dal 13 gennaio 2012, che chiude con l'estero protagonista: paesi quali la Germania, Giappone, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Turchia, tutti in aumento o per compratori o per punti vendita, trainano la domanda estera e compensano alcuni significativi cali, sia pure prevedibili, come quello della Spagna (quasi 200 compratori in meno), di Grecia e Portogallo. Ottimi risultati con incrementi a due cifre, invece, dai ricchi paesi nordici come Svezia, Danimarca e Finlandia, con la sola eccezione della Norvegia. Oscillazioni in basso di pochi punti percentuali per mercati consolidati come Francia, Russia e Hong Kong, che restano però su valori assoluti molto alti; diversi gli andamenti nell'area dell'est europeo: bene Romania, Lettonia, Slovenia, Croazia, Slovacchia, in calo Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, mentre stabili due emergenti di peso come India e Messico. Buone notizie infine da due interessanti outsider come Sudafrica e Israele, mentre l'area medio-orientale è stata meno brillante che in altre edizioni. Nell'insieme la presenza estera si dovrebbe attestare intorno alle 7400 unità, mentre quella italiana sarà di circa 13600. "Noi diamo sempre risultati veri, è una questione di rispetto verso i clienti e verso noi stessi, ma i numeri dicono e non dicono - chiosa Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine - lo sappiamo bene tutti, soprattutto gli espositori, che infatti sono nel complesso molto soddisfatti di questo Pitti Uomo. Anche un solo compratore in più da Germania o Giappone o Gran Bretagna o Stati Uniti vale un tesoro e il suo peso, in termini di potere d'acquisto, è moltiplicato per "n" volte. Quindi questi sono segnali positivi per Pitti e per il Made in Italy. I migliori negozi di moda italiani, quelli di riferimento per le aziende di qualità, sono arrivati tutti a Firenze, senza eccezione, fatto decisivo da sottolineare, ma sul nostro paese è inutile raccontarci storie: la situazione è pesante, i consumi sono al minimo e i negozianti fanno un'enorme fatica, spesso sono costretti a rinviare i pagamenti, con la conseguenze e qualcuno chiude. Ce ne sono tanti in questa condizione, basta girare per le città. Se a Pitti sono calati di oltre il 10% i motivi reali non mancano di certo. Anzi, in tanti sono venuti lo stesso per ritrovare idee ed entusiasmo".