MODAONLINE - Dal 25 al 26 maggio 2011: queste le date della nuova edizione, l'ottava, di "Denim by Première Vision", il salone costola della fiera francese Première Vision che vede protagonista il denim, per una due giorni all'insegna di vitalità e molte novità. 83 gli espositori iscritti, in aumento del 17% rispetto alle precidenti sessioni di dicembre e giugno 2010, provenienti da 19 paesi: i paesi del bacino Mediterraneo, Europa esclusa, rappresentano il 44% dei partecipanti, l'Europa il 37% mentre il Sud-Est asiatico il 17%, rivelando un'offerta rafforzata e rinnovata: molti i professionisti, selezionati dal Comitato di Selezione, che esporranno per la prima volta sotto la cupola di cemento e le vetrate della Halle Freyssinet, divisi in settori quali tessitura, accessori e tecnologia. L'appuntamento parigino con il jeanswear internazionale che si colloca presso la zona due recentemente rinnovata della Halle Freyssinet, riunisce tutti gli universi della filiera denim: produttori di fibre, confezionisti, esperti di finissaggio, tintori, esperti di lavaggio e produttori di accessorti. Per questa nuova edizione, in particolare, i tessitori rappresentano il 50% degli espositori mentre i confezionisti e le aziende di finissaggio più del 18%. Per questa edizione, il salone propone il tema "Future Vintage": i protagonisti del jeanswear si interrogano sul futuro della loro professione, impegnandosi a creare prodotti sempre all'avanguardia sviluppando iniziative creative al contempo responsabili: questo il tema del dibattito che si svolgerà il primo giorno della fiera, animato da John Mowbraym capo redattore dell'Eco Textiles News e confondatore del gruppo RITE (Reducing the impact of textiles on environmente) e che riunirà le importanti realtà del settore tra creatori e dirigenti di marchi internazionali in una discussione in cui si rifletterà sulle piste da aprire per un futuro più etico, più rispettoso dell'ambiente mantenedno lo spirito vintage caro alla comunità del denim. Tra queste François Girbaud, che, a tal proposito, dichiara: "Alla fine degli anni ‘80 volevamo bruciare i miei jeans con il permanganato e ho visto nelll'89 il muro di berlino crollare con orde di comunisti che credevano che i jeans avessero il colore della vergogna. Intossicazione garantita. Tutto ciò ci ha fortemente scosso e per reagire abbiamo lavorato sulla forma scolpnedo il materiale grezzo. negli anni ‘70-'80 che cosa sapevamo del pericolo che facevamo correre ai nostri contemporanei? Avevamo inventato l'industrializzazione del lavaggio, nessuno prima di noi ci aveva pensato. Abbiamo creato una professione e un'industria che ha inquinato tutti i fiumi del mondo. Per tutti, il jeans significa libertà, gli abbiamo fatto subire tutti gli oltraggi, aiutati da correnti socioculturali. eravamo innocenti, non sapevamo. Il cammino verso le tecniche del ventunesimo secolo si apriva davanti a noi ed è iniziato un lungo lavoro di ricerca e le prime prove con e verso la luce. Bisogna coservare l'ascqua per le generazioni future, adesso lo sappiamo. Si può riscrivere la storia del "denim back to the future vintage". Ed è infatti il "Future Vintage" il punto focale non solo del dibattito, ma dell'intera manifestazione: declinato attraverso installazioni, dimostrazioni e iniziative per una scenografia che diventa luogo di sperimentazione tra natura e tecnologia, spiegato anche nei due diversi spazi in cui sono divisi gli espositori: il primo si articolerà attorno agli assi produzione, materiale, finissaggio e riciclaggio, mentre il secondo svelerà e novità dell'autunno/inverno 2011-12 giocando con le tonalità dell' "ultra blu", colore re dell'universo del denim.