MODAONLINE - La ipotizzata agevolazione che la UE ha scelto di concedere al Pakistan, ossia quella di sopprimere per 3 anni i dazi all'ingresso dei prodotti pakistani, i cui prezzi già altamente competitivi risulterebbero talmente irrisori da generare durissime ripercussioni su quelli delle imprese domestiche, rischia di ripercuotersi in maniera assolutamente sbilanciata sul nostro Paese. "Preso atto - ha dichiarato Michele Tronconi, Presidente di Sistema Moda Italia - della condivisibile esigenza di fornire un sostegno al Pakistan, a causa delle recenti alluvioni che hanno sconvolto la vita di migliaia di persone, l'UE ha scelto una via, a nostro avviso, inappropriata. Il Commissario europeo all'Industria Tajani, è stato il primo a rendersi conto della inopportunità delle modalità proposte ed è stato il primo ad attivarsi per approfondire le tematiche ed eventualmente contenere i danni, a salvaguardia dell'industria dei 27. Purtroppo in Europa non tutti hanno a cuore, come Tajani, il destino del manifatturiero e, invece di sostenere il Pakistan con strumenti umanitari e agevolazioni finanziarie, si è deciso di promuovere la locale economia, facendo leva su un solo settore: il tessile/abbigliamento. Peccato che Islamabad sia il principale e più temibile concorrente dell'Italia e della UE nella merceologia dei prodotti confezionati in cotone". A pagare il carissimo prezzo sarà sì l'intero settore europeo, ma poiché l'Italia ne rappresenta il 30%, l'Italia sarà il maggior "pagatore" in assoluto. A rischio, secondo le stime, circa 120.000 posti di lavoro europei, di cui circa 40.000 in Italia. I tempi sono ristrettissimi (2 giorni), mentre le discussioni a Bruxelles proseguono fra 2 opposti schieramenti: da un lato, i falchi liberali che difendono interessi economici legati al puro commercio e che dimenticano il valore della reciprocità; dall'altro i difensori del "made in Europe" a cui preme salvaguardare la qualità e la specificità della produzione europea. Come industria saremmo subito disponibili ad affrontare una situazione di "zero to zero", cioè di annullamento totale dei dazi, ma da ambo le parti. "Altrimenti - conclude il Presidente di Sistema Moda Italia - l'Italia sarebbe il primo contribuente della beneficenza comunitaria, non rendendosi conto che dietro le istanze umanitarie (e quelle geopolitiche, legate al contenimento del terrorismo) si celano solo grandi interessi commerciali. Sarebbe bello che per una volta l'Italia avesse non solo voce in capitolo, ma ne uscisse vittoriosa".