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ECONOMIA
L’estero spinge la ripresa del menswear

MODAONLINE - Non è più solo un miraggio la ripresa dell'industria italiana della moda maschile. Il settore guarda, infatti, con un seppur cauto ottimismo, verso al futuro soparttutto grazie alle performace a doppia cifra che iniziano a giungere dall'estero. Sono queste le considerazioni presentate in occasione dell'apertura di Pitti Uomo (foto) e basate sui dati elaborati dal centro studi di SMI che mettono in evidenza, negli ordini della P/E 2011, un cambio di passo che se per il mercato nazionale segna un incremento del 2% per quello estero raggiunge una crescita superiore al 10%. Una boccata d'ossigeno dopo un 2010 che, secondo le prime stime elaborate da SMI, dovrebbe chiudersi in linea con il 2009, a poco più di 8 miliardi di euro, ancora fortemente penalizzato dalla coda della crisi che nella filiera a valle ha scontato gli effetti delle recessione per buona parte dell'anno. Dall'analisi dei micro-comparti emergono, per l'anno appena concluso, performace differenziate in termini di turnover generato che mettono in evidenza una ripresa più veloce della maglieria esterna e della confezione in pelle. Nel 2010 il menswear dovrebbe mettere a segno un incremento dell'1,3% del fatturato estero a fronte di un incremento del 4,3% dell'import ipotizzando, quindi, un attivo commerciale settoriale in ulteriore assottigliamento che porterà il surplus di comparto sui 900 milioni di euro circa. Per quanto concerne una lettura geografica, basata sui dati ISTAT dei primi nove mesi del 2010, dopo un primo trimestre molto negativo l'export ha man mano guadagnato terreno chiudendo i primi tre quarti dell'anno in sostanziale stabilità sul 2009 (-0,7%). Le vendita intra-UE sono cresciute del 2,3% grazie alle buone performance della Francia (+8,7%) che si conferma primo mercato di sbocco con una quota pari al 13,5%, del Regno Unito (+15,4%) che raggiunge quota 249 milioni di euro e della Germania (+2,5%). Per quanto riguarda l'extra-UE da sottolineare il buon risultato degli USA (+15,8%), e di Hong Kong (+58,2%). Soddisfacenti anche i dati provenienti dalla Russia (+6,9%), dal Giappone (+7,9%) e dalla Cina (+60%) che pur non rientrando ancora tra le top-destination ha quasi raggiunto i 50 milioni di euro. Per quanto concerne l'import da gennaio a settembre è cresciuto del 3,9% con un approvigionamento comunitario in linea con il 2009 (+0,1%) e con flussi extra-UE in crescita del 5,8%. Primo fornitore di moda uomo dell'Italia, con una quota pari al 30,8%, nei primi tre trimestri del 2010, si conferma la Cina che ha messo a segno un nuovo incremento (+4,4%), che porta il valore dell'import di comparto a 970 milioni di euro. In crescita anche l'import proveniente dal Bangladesh (+11,5%) dalla Tunisia (+6,5%) che occupa con una quota dell'8,5% il secondo posto, ampiamente stacccato dalla Cina e dalla Turchia (+5,5%) mentre è in flessione (-2,2%) il dato della Romania. Per quanto concerne l'andamento del mercato interno la stima del 2010 è di un -0,8% dato che seppur ancora negativo mostra una decelerazione del tasso di caduta. Gli ultimi dati disponibili del sell-out invernale (relativi all'A/I 2009/2010) mettono in evidenza un calo delle vendite a volore del 2,2% con performance differenziate: camiceria (+3,3%), cravatte (+1,4%), vestiario esterno (-3,7%), maglieria esterna (-1,3%) e abbigliamento in pelle (-10,7%). A livello distributivo il dettaglio indipendente ha evidenziato un cambio di passo mettendo a segno un +0,8%, soprattutto grazie ai buoni incrementi del sell-out di classico, cravatte, camicie e abbigliamento in pelle. Le grandi superfici crescono del 5% mentre le catene subiscono una battuta d'arresto (-3,2%). Per quanto concerne le stime relative alla stagione A/I 2010/2011 secondo Sita Ricerca il vestiario esterno dovrebbe limitare le perdite mentre la maglieria, sia pesante che leggera, dovrebbe avere un recupero non marginale.

mercoledì 12 gennaio 2011