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ECONOMIA
Società Italia. La crisi in Russia più emotiva che reale

La Russia sta vivendo una crisi più emotiva che reale. E' questa l'opinione di Società Italia che da 15 anni opera nel mercato occupandosi della distribuzione locale di alcuni tra i principali brand del lusso. La ripresa del mercato è stimata in meno di un anno a soffrire saranno soprattutto i brand meno conosciuti a livello internazionale

"Sicuramente quello che stiamo vivendo è un momento economico instabile in tutti i paesi del mondo. Anche la Russia, quindi, ne risente, ma in maniera molto meno significativa di altre nazioni". Con queste parole Roberto Chinello, che, insieme  a Tatiana Souchtcheva ha fondato 15 anni fa Società Italia, spiega a Modaonline l'attuale posizione di quello che è, tra i paesi emergenti, il mercato più maturo e più performante per l'export delle aziende italiane. "L'impatto degli andamenti della Borsa sulla popolazione russa è molto più basso di quello di paesi economicamente più maturi. E soprattutto colpisce  quasi esclusivamente l'elite degli oligarchi che non produce reddito nel paese essendo per lo più residente all’estero e quella di chi ha fondato la sua fortuna su azioni speculative finanziarie ed immobiliari. Il resto della Russia è colpita più a livello emotivo che a livello reale. Il paese sta, infatti, soffrendo di una congiuntura internazionale e non di una vera e propria crisi interna. Ma nell'aria aleggia il pesante ricordo della crisi dell'agosto 1988 che fermò completamente il Paese". Ma la situazione attuale è molto diversa da quella di allora. Dal 2000 ai giorni nostri la Russia ha sviluppato, infatti, un'economia basata essenzialmente sullo sfruttamento delle proprie risorse naturali, enormi ed ingenti. Il consistente aumento dei prezzi delle risorse energetiche ha consentito che la Russia in pochi anni estinguesse i propri debiti nei confronti degli Stati Esteri, saldando persino l’immenso debito della Ex Unione Sovietica e attirando numerosi investimenti stranieri. "Tra la gente russa, memore ancora degli effetti della crisi del 1998, si è diffusa in questi mesi una sorta di panico. Ma la differenza tra allora ed oggi è che quella del 1988 era la crisi del rublo, quella di oggi è la crisi del mondo. Oggi il cambio rublo/euro è di 34 rubli circa per un euro quando, fino a qualche giorno fa, era di 37 e anche 38. Questo trend segue perfettamente il rafforzamento del dollaro sui mercati internazionali, segno che il rublo non è più una valuta scollegata, bensì strettamente in relazione con gli andamenti internazionali. E anche per quanto concerne il sistema bancario se da un lato è vero che molte banche hanno chiuso i battenti poiché incapaci di gestire la situazione, è altrettanto vero che  il ricorso ai depositi bancari da parte dei privati non è ancora un fenomeno molto utilizzato e, quindi, la quantità di soggetti della classe medio-alta che possedevano conti su banche fallite è molto limitata". A tale analisi va aggiunta la considerazione che il ricorso al credito è concentrato nelle città di Mosca e a San Pietroburgo e non tocca, se non in maniera marginale, le altre città della Confederazione e che, come riportato dal Moscow Time in un'analisi del sistema bancario su 1.200 banche operanti nel mercato russo, il 25% dei depositi è concentrato su una sola banca, la Sverbank, in mano allo stato e decisamente sicura. Altro dato importante è quello relativo alle carte di credito la cui maggior parte non è costituita da carte affidate, ma da carte prepagate. Considerazioni che tendono a rassicurare in un momento in cui viene messa in discussione la futura crescita di uno dei primari mercati di sbocco per il futuro. E la Russia, che secondo uno studio di Bain & Company realizzato per Altagamma con, a fine 2007, i suoi 138.000 HNWI (High Net Worth Individuals) ossia le persone con un patrimonio finanziario netto superiore al milione di dollari su una popolazione di 145 milioni di persone, che con una fatturato pari a 3,6 miliardi di euro rappresenta il 2,1% del consumo dei prodotti di lusso a livello mondiale, si stima possa crescere nell'arco dei prossimi cinque anni almeno di un ulteriore 20%. "Noi non siamo economisti e non possiamo dare risposte autorevoli in questo senso però possiamo esprimere, grazie alla nostra costante e tentacolare presenza sul mercato, la nostra opinione e la nostra idea in proposito - continua Chinello -. Innanzi tutto bisogna evitare di continuare a misurare la Russia solo su Mosca. Il business legato alla moda si sta, infatti, allargando in maniera esponenziale in tutto il paese tanto che noi, tra aprile e maggio scorso, abbiamo organizzato una serie di missioni operative in 22 città della ex Unione Sovietica, di cui 20 all'interno della Federazione Russa, per valutare il loro livello di crescita sociale, economica e commerciale. Il bilancio finale è stato molto incoraggiante poiché abbiamo verificato che il il desiderio del Made in Italy si sta espandendo ovunque e che ha grandi possibilità di sviluppo legate soprattutto alla lenta, ma progressiva crescita della Middle Class nel Paese". Middle Class poco toccata dagli eventi finanziari poiché basata su un'economia molto primitiva e, quindi, lontana dalle pericolose onde dell'economia mondiale odierna. "La scorsa settimana ero a San Pietroburgo dove non si avverte nessun segnale di problematiche. Il coinvolgimento è solo emotivo e abbiamo l'impressione che stia diventando una sorta di pretesto per approfittare della situazione cercando di ottenere sconti ed agevolazioni". Una forte rassicurazione, quindi, quella che arriva da Società Italia, che in occasione dei primi 15 anni di attività ha organizzato la scorsa settimana nello showroom ubicato nel centro di Milano (foto) la seconda edizione del Festival della Moda Russa il cui obiettivo è quello di presentare al mercato italiano ed europeo le nuove leve dello stilismo russo. "Guardando al futuro con lucidità e concretezza siamo convinti che questa crisi in Russia, grazie al fatto che la popolazione è capace, da sempre, abituata ad adattarsi non solo ai grandi freddi climatici, ma anche al gelo degli eventi economici e sociali, durerà poco meno di un anno. Sicuramente dovremo aspettarci una stagione P/E 2009 difficile nelle consegne per i minori introiti dei clienti e una stagione A/I 2009/2010 che tenderà a consolidare le crescite passate, ma che non farà certo registrare le crescite degli anni precedenti. Le realtà più penalizzate saranno quelle meno conosciute a livello internazionale poiché siamo convinti che nessuno sarà disposto a lasciarsi sfuggire le quote di mercato acquistate grazie all'inserimento nei negozi di certe griffe capaci di attirare la clientela. Dall'altro lato crediamo che questo momento economico avrà come effetto una piu’ corretta distribuzione dei capitali e quindi non appena gli equilibri torneranno più normali tutto si stabilizzerà". Un momento di instabilità, quindi, che emerge chiaramente da un'indagine che Società Italia ha fatto chiedendo a 30 diversi clienti la loro opinione sulla crisi attuale. "Le risposte che abbiamo raccolto mettono in luce trenta diverse versioni accomunate, però, da una componente costante: la paura legata al ricordo della crisi del 1998 con il crollo del rublo. Le versioni diverse sono a dir poco incredibili. C’e’ chi esulta perché vende di più, chi si dice tranquillo, chi si dice disperato, chi sostiene che magari fosse sempre così e chi dice di non avere nemmeno un cliente. L’impressione è la confusione totale ma tutto questo ci fa capire come i giochi finanziari in Russia appartengano a pochi mentre la stragrande maggioranza resta intenta a seguire i fatti legati all'economia reale". Sicura del fatto che il modus vivendi russo è profondamente diverso da quello europeo e di norma l’Est ha sempre saputo archiviare con maggior velocità dell’Ovest le proprie sconfitte e le proprie paure, Società Italia si sta impegnando nel mantenere un contatto costante con i clienti aiutandoli a condurre le loro manifestazioni emotive ad un livello di aderenza alla realtà. "Consci del fatto che nei prossimi mesi assisteremo, inevitabilmente, ad annullamenti di ordinativi e ridimensionamenti del valore degli ordini così come a ritardi nel pagamento degli acconti o riduzioni rispetto alla percentuale tradizionale richiesta e a ritardi nel ritiro delle merci legati a probabili cali di vendite, nel momento immediato guardiamo al futuro con cauto ottimismo. Per superare questo momento è necessario restare strettamente uniti nelle azioni, cercando di mantenere i successi e facendo in modo che eventuali situazioni critiche non compromettano i rapporti reciproci e i rapporti con la clientela che siamo certi, a breve, tornerà a riacquistare come nel passato".

Cristina Mello-Grand
mercoledì 3 dicembre 2008