COVER STORY - COVER STORY - COVER STORY - COVER STORY - COVER STORY
STRATEGIE
S.T.Dupont torna in utile allarga i suoi orizzonti

Ritorno all'utile e una serie di nuove proposte di altissimo design studiate per consentire al target più giovane di avvicinarsi al brand sono le linee guida del 2009 di S.T.Dupont. La "francesità" del marchio, la cura maniacale dei dettagli, la ricerca di nuove soluzioni materiche e stilistiche e la concentrazione sul core business sono gli assiomi attraverso i quali Alain Crevet ed il suo management intendono portare avanti la crescita del marchio

Un anno importante quello datato 2009 per S.T. Dupont che si appresta a chiudere l'esercizio fiscale (al 31 marzo) con un ritorno all'utile (l'ultimo dato disponibile, ossia quello del 31 dicembre 2008, parla di 3/4 milioni di utile, ndr) dopo aver raggiunto il breakeven nell'esercizio precedente (conclusosi il 31 marzo 2008). Un risultato spinto da una politica di proiezione in avanti e al tempo stesso del recupero delle radici del brand fortemente voluta da Alain Crevet (foto), da due anni amministratore delegato di S.T.Dupont, che se da un lato ha operato scelte precise che hanno visto tagliare le brand extension (prima fra tutte quella relativa alla produzione di abbigliamento) a favore di una focalizzazione sul core business dall'altro ha deciso di allargare il raggio d'azione introducendo una serie di prodotti di design capaci di far avvicinare al marchio un target più giovane. "Appena arrivato in S.T.Dupont ho immediatamente capito che era necessario attuare una nuova strategia e, con un atto di coraggio, ho deciso di fare una sorta di totale rewind ripartendo da quei segmenti che da sempre sono stati la chiave di successo del brand ossia accendini, strumenti di scrittura e pelletteria. Scelta che ci ha consentito di focalizzarci sulla nostra storia, sui nostri valori e su un approccio al mercato business e non fashion oriented". Una scelta coraggiosa, ma premiante che ha consentito al marchio di attuare una decisa evoluzione senza nulla perdere in fatto artigianalità concetto che è e rimane uno dei pilastri portanti del marchio. "Presa la decisione di dove concentrarci abbiamo iniziato a lavorare affiancando alla nostra tradizionale produzione una nuova reinterpretazione dello stile della maison che, in breve tempo, ci ha consentito di approdare sul mercato con una serie di nuovi prodotti d'avanguardia che, senza perdere nulla in fatto di tradizione, ci hanno consentito di allargare il nostro raggio di azione ad un target più vasto, soprattutto a livello anagrafico". Processo iniziato con il lancio degli accendini miniJet, realizzati in 7 varianti cromatiche che, grazie ad un prezzo realmente competitivo (89 euro) hanno riscosso un immediato successo (ne sono stati venduti oltre 15.000) e proseguito con il recentissimo lancio della collezione di strumenti di scrittura della linea Défy. "Quando abbiamo deciso di iniziare a realizzare oggetti capaci di approdare sul mercato in una fascia prezzo decisamente inferiore a quella in cui storicamente il marchio era presente la situazione economica mondiale era ben diversa da quella odierna. Oggi questo posizionamento rappresenta per noi un fantastico vantaggio competitivo poiché va incontro alle esigenze di una clientela che, in tempi difficili come quelli odierni, è alla ricerca di prodotti capaci di coniugare stile e tradizione ad un prezzo competitivo. Il concetto di value for money ha da sempre guidato la nostra azienda e ancora oggi, tanto nella fascia più alta della nostra produzione ove il costo degli oggetti è giustificato dall'utilizzo di materiali preziosi ed inediti che in quella più entry dove nonostante il contenimento di prezzo grandissima attenzione viene riservata alla ricerca di soluzioni materiche che ci consentono di creare oggetti di lusso, resta uno dei pilastri della nostra filosofia". Filosofia che non ha mai tradito la francesità del brand, amato in patria dai più grandi personaggi nazionali, dal presidente Nicolas Sarkozy a scrittori e artisti nemmeno quando, nel 1987, il 68,8% del capitale sociale è passato sotto al controllo del milionario cinese Dickson Poon. "Il nostro maggiore azionista (già distributore in Asia di S.T.Dupont, ndr) crede fortemente nel brand tanto che in momenti difficili come quello di inizio 2008 quando un incendio ha distrutto la sede produttiva di Faverges non si è mai tirato indietro e ha ricapitalizzato l'azienda dimostrando una vera passione per il marchio". Marchio il cui fatturato è generato per il 35% dalle vendite degli accendini, segmento nel quale S.T.Dupont è leader a livello mondiale, per il 25% dagli strumenti di scrittura, per il 16% dalla pelletteria e per il rimanente 24% dagli altri accessori. "A livello geografico il nostro fatturato è generato per il 50% in Asia (30% tra Hong Kong e Cina e il 20% tra Giappone e Corea) per il 35% in Europa (10% in Francia, 10% in Europa dell'Est e 15% tra Italia, Germania e Spagna), il 10% in Middle East e il 5% in Usa. Per quanto concerne l'anno in corso crediamo che Francia, Cina e Middle East saranno le aree capaci di fornire le performance migliori. Confidiamo anche nel Giappone, paese nel quale negli ultimi due anni le le abitudini di consumo sono radicalmente cambiate. I giapponesi, infatti, non vogliono più essere omologati e questa nuova strategia potrebbe rappresentare per noi una grande opportunità. Stiamo anche osservando con attenzione l'evoluzione del mercato indiano, area in cui non siamo attualmente presenti ma nella quale un marchio come il nostro, fortemente focalizzato sul segmento maschile e il cui valore è riconosciuto in tutto il mondo, potrebbe avere un grande successo".

Cristina Mello-Grand
lunedì 23 febbraio 2009