MODAONLINE - Nel 2008 il mercato cosmetico ha raggiunto un giro d'affari di 9.070 milioni di euro, con un incoraggiante +0,8% dei consumi rispetto all'anno precedente. Secondo i dati presentati oggi a Milano da Unipro si tratta di una crescita a 360°, che riguarda sia il fatturato delle aziende italiane (+1,2% a quota 8.340 milioni) che il valore delle esportazioni (+2,1% per un valore di 2.310 milioni di euro), tornate in positivo dopo un anno di flessione. Per quanto riguarda i canali distributivi, a discapito di profumeria selettiva (-1,1%, ad oggi il 26% del mercato), centri estetici e saloni di acconciatura (rispettivamente calati dell'1,8% e del 3,9%), crescono in modo sostanziale la farmacia (+3,8% in un settore che vale quasi 1.390 milioni di euro) e l'erboristeria (+3,7% e una quota di mercato che ha superato i 310 milioni), mentre la GDO conferma ancora una volta il suo primato nelle vendite di cosmetici raggiungendo un fatturato di 3.990 milioni di euro, che rappresentano globalmente oltre il 44% del mercato, in crescita dell'1,5%. In salita anche le vendite porta a porta (+6%) e quelle per corrispondenza (+2%), per segmenti che raggiungono rispettivamente i 370 milioni (4% del totale) e i 56 milioni di euro. Per quanto riguarda le categorie di prodotto le migliori performance sono state registrate dal make up (+5,3%), dagli smalti (+9,3%, e dai colluttori (quasi +10%). A livello diretto il segmento occupa circa 35 mila addetti, che però salirebbero a 400 mila in un conteggio globale dell'intera filiera produttiva e distributiva. "Il prodotto cosmetico ha oggi acquisito definitivamente un ruolo fondamentale come indice di progresso sociale - ha dichiarato oggi Fabio Franchina, presidente di Unipro, in occasione della conferenza stampa di presentazione per la prossima edizione del salone Cosmoprof -. Un consumatore meno recettivo come quello maschile non consuma ormai meno di sette prodotti cosmetici al giorno, mentre per l'utenza femminile si arriva a 25. Anche in un momento di grande difficoltà non si rinuncia ad abitudini ormai acquisite e per questo motivo, anche in un'ottica di maggiore attenzione alla spesa, si scelgono canali di acquisto più specifici, in base a caratteristiche di qualità e servizio".