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ECONOMIA
Gian Giacomo Ferraris (Versace) parla della contraffazione alla Luxury Conference di Losanna

MODAONLINE - In occasione della Luxury Conference organizzata dal Financial Times a Losanna lo scorso 7 giugno Gian Giacomo Ferraris, CEO di Gianni Versace SPA, ha tenuto un discorso riguardante il tema della contraffazione. "Quando sono entrato a far parte della Società quasi due anni fa, la contraffazione non era la mia priorità assoluta, la consideravo semplicemente come una delle questioni fondamentali che avrei dovuto affrontare, ma mi sono reso conto molto presto che avremmo dovuto concentrarci sulla prevenzione. Per questo motivo ho sviluppato immediatamente un forte interesse per la contraffazione e per quello che stavamo facendo per proteggerci. Quando abbiamo preso in considerazione il nostro approccio, siamo giunti alla conclusione che seguiva per lo più gli standard con un approccio one-by-one, per cui cercavamo di individuare i produttori o i distributori della merce Versace contraffatta e li perseguivamo in tribunale; successivamente richiedevamo di confiscare e distruggere i loro prodotti, ma era un metodo che richiedeva tempo, molte risorse a livello di personale e somme di denaro considerevoli. Il grande cambiamento consisteva nel colpire l'accesso al mercato da parte dei contraffattori e ci siamo riusciti coinvolgendo in questa lotta la nostra rete di vendita, i nostri licenziatari e le autorità doganali. In particolare, abbiamo incoraggiato il personale delle boutique a informare il nostro ufficio legale in merito a qualsiasi attività illegale o semplicemente ‘insolita' di cui sarebbe venuto a conoscenza. Abbiamo collaborato anche con i licenziatari per il monitoraggio del mercato locale invitandoli informarci nel caso in cui fossero venuti a conoscenza di attività illegali e, a quei Paesi dove l'attività di contraffazione è un problema peculiare, abbiamo chiesto di prendere parte ai costi sostenuti per le attività di prevenzione e investigazione. Abbiamo inoltre cominciato a lavorare a stretto contatto con le autorità doganali in Paesi selezionati, dove aiutiamo ad addestrare gli ispettori a riconoscere i prodotti Versace contraffatti in modo che possano operare autonomamente. L'anno scorso le autorità doganali, insieme ai nostri agenti, hanno intercettato oltre 360.000 articoli Versace contraffatti: collezioni prêt-à-porter (55%), accessori (15%), profumi e cosmetici (15%), mentre il resto era costituito prevalentemente da orologi e occhiali. Nel complesso, nel 2010 gli articoli contraffatti sono stati ritrovati in Sudafrica (32%), nell'Unione Europea (26%) e in Cina (11%). Il Sudafrica non è un Paese in cui vengono prodotti o utilizzati gli articoli Versace contraffatti, ma abbiamo scoperto che si trattava di una sosta frequente sulla rotta dalla produzione alla distribuzione. Collaborando con le autorità doganali locali siamo quindi riusciti a fermare questo traffico e a danneggiare i contraffattori. Nel primo trimestre di quest'anno, il Sudafrica è scomparso dalla nostra mappa, ma il suo posto è stato occupato, con la stessa percentuale (32%) di articoli confiscati, dagli Emirati Arabi Uniti. Inizialmente i nostri problemi riguardavano prevalentemente i contraffattori nel sud d'Italia, poi è stata la Cina ad emergere come principale Paese produttore di articoli contraffatti, e detiene ancora il primato in termini di volume. Ultimamente stiamo osservando attività di questo genere anche nell'Europa centrale, in particolare per quanto riguarda i profumi". Ma la contraffazione coinvolge sempre più, oltre ai classici canali di vendita, il mondo del web: "Se il 2009 è stato l'anno della lotta alla contraffazione in Europa e il 2010 quello dedicato ad estendere la campagna al resto del mondo, il 2011 è l'anno di Internet. Dall'inizio di quest'anno, Versace ha implementato il 'SEAS' (Search Engine and Advertising Shield), un servizio che mira ad eliminare le fonti della contraffazione e la visibilità dei siti internet che violano i diritti di proprietà intellettuale vendendo prodotti contraffatti. Secondo il Digital Millennium Copyright Act statunitense (la legislazione europea è analoga), è possibile rimuovere dai motori di ricerca un link ad un sito illegale, riducendo drasticamente il raggio d'azione di questi siti tra i consumatori. Una vigilanza incessante, tuttavia, è all'ordine del giorno. Non appena viene chiuso, un sito riappare con un aspetto diverso, ma devo dire che abbiamo avuto una buona risposta dal mondo dei motori di ricerca e trovo che questo atteggiamento sia confortante. In conclusione, la prossima fase da intraprendere riguarderà la sensibilizzazione dei consumatori, in quanto intendiamo informarli in merito ai canali di distribuzione affidabili e al valore innato e alla qualità dei prodotti che realizziamo".

giovedì 16 giugno 2011