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STRATEGIE
Wayfarer si proietta verso un 2009 all'insegna dello sviluppo

Wayfarer prende il volo e si appresta ad iniziare, nell'arco del 2009, un processo triennale di crescita capace di far approdare il marchio in tutti i principali paesi di riferimeto del mondo. Obiettivi primari sono l'opening del primo monomarca a Milano ed il raggiungimento di un fatturato di 6 milioni di euro entro fine del prossimo anno

Parte dal concetto del viaggio lo sviluppo del progetto Wayfarer nato sotto l'egida di The Bridge, storica azienda di pelletteria fondata nel 1969 a Scandicci, che man mano è diventato non solo un brand, ma una vera e propria azienda a sé stante grazie all'intuito del suo ideatore Simone Biagioni. Una collezione di pelletteria dedicata all'arte di viaggiare, che sta conquistando una sua autonomia e una sua nicchia di mercato ben precisa e che si appresta, da inizio 2009, a portare avanti un piano di sviluppo deciso ed aggressivo articolato su un triennio che porterà il brand ad essere presente sui principali mercati mondiali. "Il progetto Wayfarer, seppur gestito in una prima fase come costola dell'azienda, nella nostra mente sin dal 2001, è sempre stato un progetto a sé stante - spiega Simone Biagioni (foto) Creative & Marketing Director di The Bridge e Amministratore Delegato di Wayfarer, a Modaonline -. Il distacco è iniziato nel 2003 e si è concretizzato il 1 febbraio 2007 quando è diventato autonomo anche a livello di piattaforma operativa. Nel novembre dello stesso anno abbiamo inaugurato lo showroom milanese nell'area dell' ex Richard Ginori che è diventato immediatamente un punto di riferimento per buyer e stampa. L'anno in corso è stato, invece, interamente dedicato all'organizzazione e all'ottimizzazione interna sia a livello produttivo che a livello distributivo". Una strategia che consentirà al marchio di affrontare un 2009 proiettato sullo sviluppo deciso del canale distributivo soprattutto per quanto concerne la crescita nei mercati esteri di riferimento. "Entro fine 2009 stimiamo di incrementare in maniera significativa la nostra quota di export e di raggiungere un fatturato globale vicino ai 6 milioni di euro (erano 4 milioni del 2007, ndr). Il nostro obiettivo, entro fine 2010, è quello di arrivare a generare sulle piazze oltre confine circa 1,5 milioni di euro di fatturato". Stime decise ed ambiziose, soprattutto in momenti incerti come quelli attuali, ma basate su una solida piattaforma costruita negli anni. "Amiamo portare avanti una policy conservativa e, per evitare di fare passi falsi, ci poniamo come obiettivo quello di portare avanti una crescita controllata. Non abbiamo nessuna fretta di raggiungere grandi volumi in tempi brevi e proprio per questo preferiamo valutare e portare avanti le azioni in maniera determinata e non avventata. La crisi che sta colpendo tutto il mondo ci porta a mettere in conto che le strategie che andremo ad innescare sui mercati esteri avranno un riflesso reale sul nostro fatturato non prima di 2/3 anni. Ma l'importante è iniziare ad agire in maniera seria e precisa". Ed le strategie di sviluppo, che per il 2009 prevedono anche l'apertura di una boutique monomarca a Milano propedeutica alla crescita delle piazze estere, non fanno altro che confermare la determinazione che guida l'intero progetto. "Speriamo di riuscire a concretizzare l'apertura del nostro primo flagship store entro il prossimo anno. Tutto dipenderà dagli esiti della ricerca di una location che dovrà avere delle caratteristiche ben specifiche e che, quindi, non è facilmente reperibile sul mercato". Un passo molto importante per rafforzare la brand awarness soprattutto all'interno di quello che è il preciso target anagrafico a cui si rivolge il marchio. "Il nostro focus target è primariamente compreso nella forbice 30/40 anni andando, quindi, a toccare una fascia di consumatori di 5/10 anni più giovane di quella di The Bridge". Strategia e posizionamento studiato ad hoc per far sì che l'universo globale dell'azienda vada ad allargarsi senza creare nessun tipo di sovrapposizione. "Sebbene Wayfarer abbia una sua identità perfettamente delineata non può prescindere dal basarsi sui cluster di valori propri di The Brigde. Un nostro punto fermo è quello relativo al concetto di qualità e di durevolezza che contraddistingue da sempre il prodotto della nostra casa madre. Per poter arrivare sul mercato con una fascia prezzo appetibile per il nostro target di riferimento abbiamo scelto di utilizzare materie prime diverse e di avvalerci di produzioni delocalizzate ma controllate da noi in maniera costante". E anche la strategia di comunicazione si stacca da quella tradizionale andando a scegliere una formula ibrida che se da un lato non trascura la presenza del marchio su periodici e quotidiani è molto attenta ai nuovi linguaggi e alle nuove piattaforme di comunicazione come quelle offerte da internet. "Stiamo mettendo a punto un sito internet capace di andare a generare attorno al nostro prodotto una vera e propria community di viaggiatori urbani. Lo utilizzeremo sia per dialogare con il nostro trade (entro il 2009) che con i nostri utenti finali (ad inizio 2010) poiché crediamo che una costante interazione potrà aiutarci a comprendere meglio le esigenze ed i bisogni dei nostri consumatori. Risorse importanti saranno, inoltre, destinate alla comunicazione sul punto vendita andando così a supportare chi crede nel nostro prodotto". Attualmente in Italia il marchio è distribuito in 300/350 punti vendita numero che soddisfa il management e che non verrà ritoccato se non in maniera marginale. "La nostra è una collezione profonda ed ampia che va trattata in maniera consapevole e che deve essere capita prima di tutto da chi, poi, la andrà a proporre al cliente finale. Per far sì che possa avere il giusto risalto anche all'interno dei punti vendita multibrand abbiamo studiato un concept molto flessibile che gioca con elementi facilmente posizionabili in spazi diversi. Attualmente abbiamo già realizzato 5 personalizzazioni di cui 2 su una superficie al di sopra dei 20 metri quadrati. I risultati sono ottimi tanto che proseguiremo in questa direzione anche durante il prossimo anno. La nostra strategia è e resta quella di privilegiare la qualità rispetto alla quantità".

Cristina Mello-Grand
mercoledì 17 dicembre 2008